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Serie di Gianluca Vacchi su Amazon Prime, la polemica: “Eliminate questo scempio”

Gli utenti di Instagram stanno chiedendo a gran voce di eliminare da Amazon Prime la serie televisiva dedicata a Gianluca Vacchi.

Gianluca Vacchi - Amazon

La serie tv dedicata a Gianluca Vacchi, su Amazon Prime, ha scatenato un’accesa polemica su Instagram. Gli utenti stanno chiedendo di rimuoverla dalla piattaforma.

Serie di Gianluca Vacchi su Amazon Prime, la polemica: “Eliminate questo scempio”

Su Amazon Prime Video è appena uscita la serie tv “Gianluca Vacchi: Mucho Mas“, dedicata alla storia dell’imprenditore, influencer e tiktoker.

Una serie che è finita al centro di una polemica su Instagram. L’indignazione sul web si è scatenata per il fatto che l’uscita del documentario, disponibile dal 25 maggio, coincide proprio con la denuncia di sfruttamento sul lavoro nei confronti di Gianluca Vacchi, diffusa il 26 maggio da Repubblica, che ha intervistato una sua ex colf. In occasione del lancio della serie, Prime Video ha esposto in piazza XXV aprile a Milano una statua di Vacchi, sostituendo i suoi tatuaggi con i commenti ricorrenti che riceve sotto i post.

L’iniziativa social è partita da Aestetica sovietica, pagina dedicata all’analisi sociale e politiva, attenta alla rappresentazione delle minoranze, che ha esortato i follower a richiedere la rimozione del documentario di Amazon Prime. Sono più di 700 i commenti ricevuti, in cui definiscono la serie “uno scempio” e chiedono di rimuoverla al più presto, minacciando di disdire l’abbonamento.

La denuncia dell’ex colf

Una ex colf di Gianluca Vacchi, 44enne filippina, ha lavorato per l’imprenditore dal maggio 2017 al dicembre 2020 e ha deciso di fare causa all’influencer, chiedendo che le vengano riconosciuti 70mila euro tra straordinari e tfr non pagati.

La donna, che è la terza ex dipendente di Vacchi a chiedere un risarcimento, ha descritto gli anni di lavoro per l’imprenditore come un incubo fatto di sfruttamento e vessazioni. La donna ha raccontato di aver lavorato fino a venti ore senza interruzioni, senza aver quasi mai ricevuto gli straordinari, e in molti casi senza beneficiare del riposo settimanale e delle ferie. La 44enne ha ricordato che in Sardegna, nella villa H20 a Porto Cervo, “l’orario si estendeva indicativamente dalle 10 di mattina alle 3 di notte, a volte anche fino alle 4 o 5“.

L’ex colf non parla solo di sfruttamento, ma di un reale clima di terrore. I dipendenti erano costretti ad eseguire alla perfezione i balletti per TikTok, per non scatenare la rabbia di Vacchi “che inveiva contro i domestici, lanciando il cellulare e spaccando la lampada usata per le riprese“. Venivano anche minacciati di perdere 100 euro di paga come multa per ogni dimenticanza durante la preparazione dei bagagli. Una circostanza testimoniata dai messaggi vocali.

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