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Settimana di elezioni: alle urne Egitto, Haiti e Catalogna

Il Cairo
Sono aperti oggi in Egitto i seggi per il rinnovo del parlamento, dopo alcuni giorni di violenti scontri di piazza tra manifestanti copti e forze dell’ordine. Gli scontri si sono concentrati nel quartiere occidentale di Giza, al Cairo. Un dimostrante ha perso la vita durante la sassaiola intrapresa dagli oltre duecento copti contro i poliziotti in assetto anti-sommossa, che hanno risposto lanciando gas lacrimogeno. Numerosi anche i feriti e i cristiani arrestati.
I copti sono cristiani di fede ortodossa e costituiscono il 10 per cento della popolazione egiziana; sono spesso critici nei confronti del governo, che accusano di discriminazioni a favore dei musulmani. Proprio la discriminazione rispetto alla realizzazione dei luoghi di culto sarebbe all’origine degli scontri.

Le autorità locali infatti si erano rifiutate di rilasciare ai cristiani il permesso per completare i lavori di costruzione di una chiesa. Questi lavori sarebbero stati sospesi proprio perché la comunità cristiana di Giza non aveva la necessaria licenza, mentre i fedeli affermavano di averla.
Nel frattempo, i Fratelli musulmani hanno denunciato frodi ai seggi, e nel Sinai si riscontrano episodi di violenza tra candidati opposti e i loro supporter.
Un gruppo di organizzazioni non governative egiziane sta monitorando la votazione, e ha segnalato errori nelle liste elettorali, aggressioni dei delegati dei candidati, ritardi nell’apertura delle urne e altri episodi scorretti.

Port au Prince
Anche Haiti alle urne : si vota per l’elezione del nuovo presidente, 11 senatori e 99 deputati.
Finora risulta bassa l’affluenza, probabilmente a causa della grave epidemia di colera e delle violenze che hanno scosso il paese nell’ultima settimana.
Le forze internazionali di pace dell’ONU, Minustah, presidiano i 1.474 seggi e numerosi punti strategici delle città.

Si cerca così di prevenire possibili attentati o tumulti, dato che spesso alcuni gruppi di potere locali, quando vanno incontro a una sicura sconfitta, cercano in ogni modo di impedire la realizzazione delle elezioni. La popolazione è già provata dal terremoto, dalla miseria, e adesso dal colera: è probabile che l’astensione aumenti, data la mancanza di fiducia verso l’elezione, da cui non si crede di poter ottenere rapide soluzioni.

Barcellona
Oggi 5,3 milioni di elettori eleggeranno il nuovo parlamento regionale; gli ultimi sondaggi mostrano come favorito il partito dei nazionalisti (Ciu), con a capo Artur Mas, e la sconfitta dei socialisti di Zapatero, al potere a Barcellona dal 2003. Prima di quest’anno, i nazionalisti hanno diretto il Governo catalano per 23 anni: i risultati saranno un vero e proprio test elettorale per Zapatero!
Ci si aspetta una forte astensione, leggendo gli ultimi sondaggi; non si tratta di un novità, data la forte crisi economica e l’alta disoccupazione. Pur di aumentare l’affluenza, i partiti si sono inventati di tutto: in prima linea la Gioventù Socialista Catalana (JSC), con l’ormai celebre spot “Votare è un piacere”, in cui la protagonista, mentre vota, è in preda a un orgasmo.

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