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Sicurezza: come regolamentare Airbnb
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Sicurezza: come regolamentare Airbnb

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Le drammatiche vicende terroristiche degli ultimi tempi, ha fatto sì che venisse fatta luce sulla sicurezza delle città nel mondo. Nel mercato turistico i riflettori si sono fermati sulla sharing economy, capitanata da Airbnb.

Adriano Meloni, assessore allo sviluppo economica ha incontrato i rappresentanti di Airbnb per un piano condiviso di monitoraggio più attento dei turisti che passano da Roma.

Questo obiettivo è difficile da raggiungere: per esempio a inizio 2015 a Roma si contavano 5 mila strutture abusive , quindi non controllabili.

Airbnb è stato accusato sulla: sicurezza, concorrenza sleale, mercato degli affitti falsato.

Nell’anno del Giubileo e dei ripetuti attacchi terroristici diventa soprattutto una questione di sicurezza ospitare viaggiatori da tutto il mondo senza essere tracciate. Si dovrebbero ospitare solo persone con la carta d’identità e entro le 24 ore successive all’arrivo dell’ospite si dovrebbero comunicare le sue generalità alle questure territoriali.

Questo principio non viene sempre rispettato anche se Airbnb con un accordo con la Prefettura di Roma si impegna a fornire sul suo sito web tutte le informazioni utili affinché gli “host” possano comunicare telematicamente alla Questura di Roma i dati sui loro ospiti.

Airbnb dichiara di lavorare con le istituzioni, per rinnovare il sistema normativo un po’ datato.

I proprietari affittano le loro case per il periodo desiderato, al prezzo desiderato.

Transazioni di milioni di euro che rappresentano un vuoto normativo italiano. Vuoto che non permette di avere dei controlli fiscali più precisi.

Airbnb ha annunciato di voler collaborare con i Comuni italiani sulla tassa di soggiorno agendo da tax collector o sostituto d’imposta. Ci dovrebbe essere la possibilità di pagare direttamente online con carta di credito e girata la somma da Airbnb, agli enti locali.

A inizio anno c’è stato un progetto di legge depositato in Parlamento sulla regolarizzazione della sharing economy. Sono stati proposti: un’imposta del 10% norme a tutela della concorrenza, iscrizione obbligatoria al registro elettronico delle piattaforme digitali e la richiesta di dotarsi di una stabile organizzazione in Italia.

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