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Sing: data uscita in Italia del nuovo film animato

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Tra film d’animazione e talent show: è Sing, il nuovo lavoro targato Illumination Entertainment.

Reduci dai successi a raffica di Cattivissimo me e relativo seguito, e soprattutto dall’esplosione di popolarità e merchandising delle amatissime creature gialle coprotagoniste del suddetto dittico, giubilate nel 2015 con un film – Minions, ovviamente – tutto per loro, gratificati anche dal buon successo di Pets, uscito nei mesi scorsi, i produttori della compagnia statunitense Illumination Entertainment – affiliata alla Universal e responsabile del comparto animazione CGI per conto della major hollywoodiana – tentano un altro colpaccio con Sing, film d’animazione interpretato, proprio come Pets, da animali antropomorfi, e furbamente incentrato su un contest musicale.

L’aspetto più curioso della pellicola, uscita in Italia lo scorso 4 gennaio, riguarda il regista: per dirigere Sing, infatti, è stato scelto Garth Jennings, quarantaquattrenne produttore e regista britannico, lontano però dal grande schermo dal 2015, quando tentò di – e in parte riuscì a – trasporre al cinema il pressoché intraducibile Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams, e finora alquanto digiuno di cinema d’animazione. Una sfida che Jennings ha decisamente vinto: il film, uscito negli USA lo scorso 21 dicembre, ha incassato 76,7 milioni nei primi sei giorni di programmazione, dei quali 35 nel solo weekend, cui si aggiungono gli oltre 20 milioni racimolati negli altri paesi in cui Sing è stato distribuito prima delle festività.

La trama di Sing ricalca quella dei più popolari talent show. Un koala che di mestiere fa l’impresario teatrale, per rivitalizzare il proprio teatro, alquanto male in arnese, indice un concorso canoro, cui si iscrivono i più improbabili aspiranti divi del microfono. Tra questi, una maialina che ha messo da parte le aspirazioni canore per crescere 25 figli, un topo crooner dal carattere particolarmente spocchioso, un’elefantessa tanto brava quanto terrorizzata dal palco, un gorilla che cerca di sfuggire a un retaggio familiare ingombrante, un’istrice sensibile cantautrice dal triste passato sentimentale.

Lo schema coniuga strutture da storytelling orizzontale molto familiari a coloro che hanno un minimo di dimestichezza con programmi come The Voice o X Factor, a un dignitoso approfondimento dei personaggi. Il resto, ovviamente, lo fa la simpatia degli animaletti coinvolti.

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