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Smart drug per migliorare produttività: è boom in Europa

Sono ancora gli americani ad utilizzare più smart drug ma in Europa c'è stato un aumento vertiginoso di questi farmaci stimolanti per il cervello.

smart drug

Negli ultimi due anni (dal 2015 al 2017) in Europa è aumentato considerevolmente l’uso di smart drug, farmaci stimolanti assunti per migliorare le potenzialità del cervello. A rivelarlo un sondaggio condotto in 15 Nazioni del mondo, che aveva come obiettivo quello di studiare il potenziamento cognitivo farmacologico (PCE) in persone non affette da ADHD (Disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività).

Aumento uso di smart drug

Saranno anche “intelligenti” ma sono dannose tanto quanto le altre droghe. Nonostante questo, in Europa sembra esserci stato un vero e proprio boom di smart drug, sostanze psicoattive legali usate per migliorare la produttività, l’apprendimento e la memoria. Ed infatti sono assunte anche da molti studenti. Il Global Drug Survey ha condotto un sondaggio sul web a cui hanno risposto più di centomila persone, di un’età compresa tra i 16 e 65 anni.

Gli intervistati non dovevano essere affetti da ADHD (Disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività).

L’obiettivo era studiare nell’arco di 2 anni il potenziamento cognitivo farmacologico (PCE), ovvero l’uso non medico di sostanze per aumentare la concentrazione. Il sondaggio rivela che dal 2015 al 2017 il PCE con smart drug prescritte e illegali è aumentato in tutti i Paesi del mondo. Lo studio ha esaminato farmaci contro i disordini da iperattività, come l’Adderall e il Ritalin, ma anche medicinali stimolanti come il Modafinil, che di norma viene prescritto per il trattamento della narcolessia e i disturbi ad essa correlati. Tra le droghe in esame anche una molto meno smart, come la cocaina.

Gli intervistati statunitensi hanno riportato il più alto tasso di utilizzo.

Nel 2017 circa il 30 per cento ha dichiarato infatti di aver usato farmaci per il PCE almeno una volta nei 12 mesi precedenti, rispetto al 20 per cento del 2015. Il sondaggio ha però svelato che è in Europa che c’è stato un forte aumento di queste sostanze negli ultimi anni.

I numeri

Solo per fare qualche esempio, l’uso di smart drug in Francia è salito dal 3 per cento nel 2015 al 16 per cento nel 2017. Ugualmente preoccupanti i dati del Regno Unito, dove l’utilizzo delle sostanze psicoattive è aumentato del 23 per cento nel 2017 (era del 5 per cento nel 2015).

A rendere il tutto ancor più inquietante il fatto che solo il 4 per cento ha dichiarato di aver acquistato questi farmaci con proprie ricette mediche.

Ben il 48 per cento degli intervistati, invece, rivela di aver avuto le smart drug attraverso gli amici. Il 10 per cento, invece, ha acquistato tali stimolanti da un rivenditore o su internet mentre il 6 per cento ne è entrato in possesso perché utilizzati da un membro della famiglia. Negli Stati Uniti, inoltre, il 22 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver usato più smart drug contemporaneamente, il che può essere ancora più dannoso per la salute.

L’effettiva stimolazione delle prestazioni cerebrali, inoltre, è oggetto di un ampio dibattito con sempre più ricercatori e medici che sono costretti ad ammettere come a volte i risultati di questi farmaci siano contrastanti. Steven Rose, neuroscienziato presso l’Open University di Milton Keynes (Regno Unito), è per esempio convinta che “i problemi di base dei soggetti con diagnosi di ADHD potrebbero essere affrontati molto più semplicemente indagando nell’ambiente sociale” in cui queste persone vivono.

Nata a Roma, classe 1981. Ha scritto sul web per testate e blog e collabora con Notizie.it .


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Paola Marras

Nata a Roma, classe 1981. Ha scritto sul web per testate e blog e collabora con Notizie.it .

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