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Smart working, che fine farà dopo il 1 aprile 2022?

Con la fine dello stato di emergenza le imprese e i lavoratori in smart working dovranno firmare milioni di accordi individuali

Smart working

Con la fine dello stato di emergenza le imprese e i lavoratori in smart working dovranno firmare milioni di accordi individuali.

Stato di emergenza e smart working: i numeri

Lo smart working è entrato prepotentemente nel mondo del lavoro, almeno in Italia, solo con l’arrivo della pandemia Covid, a marzo del 2020.

Un passaggio drastico e non graduale per ben 9 milioni di italiani che si sono dovuti adattare velocemente. Fra i suoi pro e i suoi contro il suo risultato infine è stato giudicato buono, ma cosa accadrà con la fine dello stato di emergenza fissato al 31 marzo 2022?

Stato di emergenza e smart working: le origini

Per permettere a milioni di lavoratori di lavorare in sicurezza da casa il governo aveva deciso di abolire temporaneamente la firma di un accordo individuale tra azienda e datore di lavoro.

Durante il primo lockdown di marzo 2020 quasi 9 milioni di lavoratori hanno lavorato da remoto mentre nel 2021 questa cifra è scesa a 7,2 milioni. Da una ricerca Inapp è emerso che il 46% di loro vorrebbe continuare con lo smart working anche quando non ci sarà più l’emergenza sanitaria

Stato di emergenza e smart working: cosa accadrà dal 1 aprile 2022?

Ma il 1 aprile si avvicina e in assenza di nuove misure di semplificazione la scelta dello smart working rischia di ritorcersi contro le stesse aziende.

Le aziende saranno infatti soggette alla comunicazione obbligatoria dell’accordo individuale. I sindacati spingono per l’adozione di un regime semplificato simile a quello attualmente vigente. Il leader della Cisl, Luigi Sbarra commenta: “Il lavoro agile sta diventando modalità strutturale ed entra nei contesti organizzativi aziendali e nei desideri dei lavoratori. Il sindacato chiede di prorogare la possibilità, per i datori di lavoro del privato di comunicare al ministero del Lavoro, in via telematica, i nominativi dei lavoratori coinvolti e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile, ricorrendo alla procedura semplificata già in uso resa disponibile nel sito internet del ministero stesso.”

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