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Smart working nella PA, diritto alla disconnessione per 11 ore: tutte le linee guida

La bozza di Brunetta mostrata ai sindacati, con le linee guida per lo smart working nelle PA, con il diritto alla disconnessione per 11 ore.

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La bozza di Brunetta mostrata ai sindacati, con le linee guida per lo smart working nelle PA, con il diritto alla disconnessione per 11 ore. 

Smart working nella PA, diritto alla disconnessione per 11 ore: “Si deve fornire idonea dotazione tecnologica”

L’amministrazione pubblica che intende fare smart working deve garantire “l’invarianza dei servizi resi all’utenza” e “un’adeguata rotazione del personale autorizzato alla prestazione di lavoro agile, assicurando comunque la prevalenza per ciascun lavoratore del lavoro in presenza“. Al lavoratore in smart working “si deve fornire idonea dotazione tecnologica” e “in nessun caso può essere utilizzata una utenza personale o domestica del dipendente per le ordinarie attività di servizio” si legge nella bozza del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che ha presentato il documento con le linee guida per lo smart working ai sindacati.

Deve essere individuata una fascia di inoperabilità (disconnessione)  nella quale il lavoratore non può erogare alcuna prestazione lavorativa. Tale fascia coincide con il periodo di 11 ore di riposo consecutivo” si legge ancora nella bozza. “Lo smart working è stata una risposta intelligente, ma non poteva durare oltre al fine della pandemia e doveva trovare un incardinamento strutturale” ha dichiarato Brunetta. Il ministro ha spiegato che lo smart working “sarà totalmente implementabile dal 31 di gennaio da parte delle 32.000 pubbliche amministrazioni che ci sono in Italia, sulla base del contratto“.

Diventerà, quindi, una “forma di lavoro non più obbligata“, ma decisa “in ragione dell’efficienza e della soddisfazione“. 

Smart working nella PA: connessione internet fornita dal datore di lavoro

Le linee guida della bozza stabiliscono che al lavoratore in smart working deve essere garantita la dotazione tecnologica e che “per accedere alle applicazioni del proprio ente può essere utilizzata esclusivamente la connessione Internet fornita dal datore di lavoro“. Viene, inoltre, specificato che “se il dipendente ha un cellulare di servizio, è possibile inoltrare le chiamate dall’interno telefonico del proprio ufficio sul cellulare di lavoro“.

È stato spiegato che l’amministrazione deve prevedere “apposite modalità per consentire la raggiungibilità delle proprie applicazioni da remoto“. Se le applicazioni dell’ente sono raggiungibili da remoto il dipendente potrà accedere da casa ai suoi strumenti di lavoro. Si può, in alternativa, ricorrere all’attivazione di una Vpn (Virtual Private Network, rete privata virtuale che garantisce la privacy) verso l’ente. In nessun caso “può essere utilizzata una utenza personale o domestica del dipendente per le ordinarie attività di servizio”. 

In caso di problemi tecnici e malfunzionamenti, se è impedita l’attività lavorativa a distanza, il dipendente “è tenuto a darne tempestiva informazione al proprio dirigente“. Se le problematiche dovessero rendere temporaneamente impossibile “la prestazione lavorativa l’amministrazione può richiamare il dipendente a lavorare in presenza“. Nella bozza è stato anche stabilito che per esigenze di servizio il dipendente può essere chiamato in sede almeno un giorno prima. 

Smart working nella PA: i diritti del lavoratore

L’amministratozione deve fare in modo che il lavoratore abbia diritto “alla formazione specifica, alla protezione dei dati personali, al regime dei permessi e delle assenze ed alla compatibilità con ogni altro istituto del rapporto di lavoro e previsione contrattuale“. Una novità importante riguarda “il diritto alla disconnessione“, ovvero un periodo di 11 ore di riposo consecutivo. Il lavoratore può richiedere “la fruizione dei permessi orari previsti dai contratti collettivi o dalle norme di legge quali i permessi per particolari motivi personali o familiari, i permessi sindacali e quelli della legge 104“. Nelle giornate di smart workingnon è possibile effettuare lavoro straordinario, trasferte, lavoro disagiato, lavoro svolto in condizioni di rischio“. Questa bozza ha lo scopo di non trasformare lo smart working in una disponibilità h24.

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