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L’opinione di Giuseppe Gaetano

Sospendere AstraZeneca: una decisione politica di cui la comunità scientifica non vuole prendersi la responsabilità

Ora da “consigliato” agli over 60 è passato a “sconsigliato” agli under: tradotto, significa vietato tout court ai più giovani. Un alt più politico che scientifico.

AstraZeneca blocca un uomo

Le tante regioni fin qui ricorse ad AstraZeneca sotto i 60 anni non ci stanno a passare per irresponsabili: Ema, Aifa, Cts, Ministero e comunità scientifica sono sempre stati tutti d’accordo nella possibilità e, anzi, nell’opportunità di somministrarlo a ogni età per uscire in fretta dall’incubo Covid.

Solo che la fretta non sempre è buona consigliera e, in questo caso, ha fatto piombare milioni di italiani in un altro incubo: quello del dubbio di aver ricevuto il siero giusto, e con quale farà il secondo e terzo richiamo.

È vero che finora si è registrata nessuna trombosi dopo le seconde dosi AstraZeneca, ma è anche vero che ne sono state iniettate infinitamente meno rispetto alle prime. Anche per i giovani i benefici superano i rischi? Potrebbe rivelarsi addirittura peggio cambiare marca? Dubbi destinati a restare insoluti perché, al di là delle ennesime istruzioni per l’uso, mancano ancora ricerche estese e documentate: non era possibile aspettare i tempi della scienza, mentre il virus continuava a fare strage nel mondo.

Da qui il solito ordine sparso da Italia dei comuni: mentre Friuli, Veneto, Marche, Puglia e Sardegna s’affrettano a sottolineare di non aver mai praticato AstraZeneca sotto i 60 anni (nonostante non fosse mai stato vietato sotto tale soglia) in altre regioni – anche per necessità di smaltirlo – se n’è abusato, scendendo fino a 18 anni. Aspettando numi da Roma sette regioni, tra cui Lazio e Sicilia, hanno bloccato in extremis l’ennesimo Open Day mentre era in corso.

Nell’ordinanza di stop, Palazzo d’Orleans scrive perfino che il dietrofront arriva “alla luce delle recenti notizie di stampa relative alle posizioni assunte dal presidente del Comitato tecnico in riferimento al bilancio rischi-benefici”. Se i giornali non avessero sollevato il problema, sarebbero andati avanti tranquillamente fino a domenica. Nessun alert era né sarebbe ancora giunto da Roma, se qualche assessore non avesse letto i siti: si naviga inseguendo articoli e interviste dei media, anziché telefonare a Palazzo Chigi.

Ma i governatori, giustamente, se ne lavano le mani: gli Open Day volontari sono stati autorizzati dal governo e l’inoculazione agli over 60 è stata sempre e soltanto una “raccomandazione“. E tale resta, in sostanza, nelle nuove indicazioni operative: nessun ente può tramutarla unilateralmente in “divieto”, dopo un decesso e un malore sospetti, senza ulteriori studi che provino un nesso col vaccino. Certo non li avranno fatti in questi tre giorni. Ora da “consigliato” agli over 60 è passato a “sconsigliato” agli under: tradotto, significa vietato tout court ai più giovani. Un alt più politico che scientifico, perché di fatto sconfessa quanto strenuamente assicurato e ribadito fino a ieri, cioè che l’iniezione agli ultra 60enni era solo un trascurabile “suggerimento”.

Era una pia illusione aspettarsi che le ambiguità venissero sciolte ora, una volta per sempre. Come fa a dissipare i dubbi degli altri chi ne è pieno? Inutile attendersi che le autorità sanitarie nazionali si assumano una responsabilità che, scientificamente, non possono prendersi. Lo stop, ripetiamo, è politico. Ma a Roma non hanno calcolato che potrebbe rivelarsi controproducente rispetto all’obiettivo di soffocare sul nascere il nuovo focolaio di psicosi verso un siero che cambia destinatario in continuazione. Quanti adesso, tra gli under 60 che l’hanno ricevuto, vivranno le prossime settimane col fiato sospeso, nell’ansia che possa prendergli un colpo da un momento all’altro? E quanti, tra gli stessi ultra 60enni ancora non immunizzati, se la sentiranno di porgere il braccio all’ago?

Che l’AstraZeneca con cui sono stati protetti milioni di italiani e decine di milioni di persone all’estero sia valido ed efficace lo dimostrano gli stessi bollettini pomeridiani: senza, con le libertà attuali, da tempo saremmo tornati in zona rossa o arancione. Ma la diffidenza dell’opinione pubblica è ormai irrecuperabile: il calvario mediatico su controindicazioni, effetti collaterali e decessi ha raggiunto dimensioni insormontabili.

Vano opporre la matematica al sentimento irrazionale, contrastare l’emotività con le statistiche, secondo cui le vaccinazioni hanno già salvato almeno 10mila italiani. “Un caso di trombosi ogni 100mila dosi” riporta il rapporto Aifa: poco? Andatelo a dire a quel caso, a cui è capitata. Se dev’essere una decisione politica, allora meglio proibire AZ del tutto. Con oltre 40 milioni di cittadini che hanno fatto almeno una puntura, i rifornimenti regolari e gli altri sieri allo studio, la campagna ha raggiunto uno stadio per cui, forse, si può anche fare a meno di rischiare. Va bene liberarsi dal Covid, però anche dallo stress e dall’angoscia verso questo vaccino maledetto, nato storto e sfortunato fin dall’inizio.

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