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Spagna: un trionfo annunciato

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Ventotto anni fa la Regina Sofia di Spagna aveva dovuto assistere, da padrona di casa, al trionfo azzurro. Era l’epoca della Spagna povera e perdente, impotente al confronto col calcio europeo e mondiale. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel giorno, ma soprattutto è nata una generazione di fenomeni.

Dopo tante delusioni, è arrivato il momento di guardare tutti dall’alto anche con la propria nazionale, espressione delle tante divisioni e dello spirito federalista che anima la nazione, messo a tacere in una magica notte in cui i catalani hanno ringraziato Casillas ed i castigliani hanno benedetto Iniesta. Potenza del calcio, ma soprattutto della forza della squadra tecnicamente più forte, che ha vinto il Mondiale come da pronostico.

Suona infatti strano dirlo in una rassegna dove molte favorite sono uscite troppo presto ma oggi quel “nessuno di non si vede tornare a casa senza Coppa“, pronunciato da capitan Casillas al momento dello sbarco in Sudafrica sembra un chiaro presagio.

E forse è per questo che a fine partita sono scese poche lacrime: in fondo, questi ragazzi sapevano di essere forti e che mancava loro solo questo traguardo per poter entrare nella storia.

Nella storia entra anche Vicente Del Bosque, che agli scudetti ed alle due Champions vinte col Real aggiunge l’alloro più importante. Ma i meriti principali non possono che andare alla squadra: e non solo perchè il tecnico non ha convinto del tutto insistendo troppo a lungo su Torres e poi togliendo Villa dalla fascia, il suo regno, per sacrificarlo al centro ma perchè ha vinto un’idea di calcio, che l’attuale tecnico ha solo portato avanti, sebbene difficilmente esportabile perchè frutto di una mentalità, di un modo di pensare: c’è chi vince attaccando e chi sceglie altre strade.

La Spagna è stata capace di trionfare segnando solo otto reti, minimo storico, ed in fondo ha giocato meno bene di due anni fa all’Europeo: ha sofferto contro il Paraguay e non sempre ha convinto, segno che si sta cominciando a capire che per fermare l’invincibile armata si potrebbe cominciare da un pressing convinto, come ha fatto l’Olanda.

Ma poi la classe superiore emerge sempre: ed allora tra quattro anni molti di questi ragazzi saranno pronti al bis. Per passare dalla storia al mito.


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