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Sparare ad un ladro: quando non è legittima difesa

Casi simili, ma sentenze opposte. Ecco quando sparare ad un ladro può essere considerato come legittima difesa e quando invece no.

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Casi simili, ma sentenze opposte. Ecco quando sparare ad un ladro può essere considerato come legittima difesa e quando invece no. Il pensionato Francesco Sicignano, infatti, è stato assolto a Milano per aver ucciso un ladro che era entrato in casa sua.

Per un episodio analogo un giovane residente a Brescia è stato condannato a nove anni di carcere con l’accusa di omicidio volontario. E quattro anni furono dati ad un commerciante veneto che aveva reagito a fucilate ad un furto avvenuto nella sua abitazione.

Sparare ad un ladro

Tre casi simili, ma che hanno avuto sentenze completamente opposto. Il comun denominatore di queste vicende riguarda lo sparare ad un ladro. In alcuni casi si può parlare di legittima difesa e in altri no.

Il pensionato Francesco Sicignano, ad esempio, è stato assolto a Milano per aver ucciso un ladro che era entrato in casa sua. Diversamente è andata ad un giovane bresciano, che è stato condannato a nove anni di reclusione con l’accusa di omicidio volontario. E quattro anni sono stati dati anche ad un commerciante veneto, che aveva reagito a fucilate ad un furto avvenuto nella sua abitazione.

Sono queste tre sentenze che sono state pronunciate nel giro di pochi giorni.

In tutti gli episodi, gli imputati hanno fatto appello alla legittima difesa. Ma gli esiti sono stati completamente diversi. Ed ecco dunque che riemergono i soliti interrogativi: quando si può parlare di legittima difesa? Ma soprattutto esiste una legge che traccia un confine abbastanza chiaro?

I diversi casi

Per rispondere a queste domande è necessario partire dalla ricostruzione dei vari casi. Lo scorso 19 dicembre il tribunale di Padova ha condannato a quattro anni e undici mesi Walter Onichini, che quattro anni prima aveva sparato con il fucile ad un ladro che aveva sorpreso nel giardino di casa sua.

Ila ladro, sanguinante, era stato caricato in auto da Onichini e poi abbandonato in una campagna. Il ladro, che è stato condannato a tre anni per il furto, ora è latitante, ma avrà comunque il diritto di un risarcimento da parte di Onichini.

In poche parole, secondo i giudici il suo comportamento ha superato i limiti imposti dalla legittima difesa. Quando è stata letta la sentenza si è scatenata la protesta di una cinquantina di indipendentisti veneti presenti in Aula. L’imputato si è difeso affermando di aver sparato per difendere i suoi figli e la sua famiglia. ma su di lui pesa il mancato soccorso nei confronti del ladro.

Marco Franzoni, invece, è invece un giovane bresciano che è stato condannato con l’accusa di omicidio volontario da parte della Corte d’Assise di Brescia. Il ragazzo nel 2013 uccise in strada Eduard Ndoj, un ladro che aveva commesso un furto nell’abitazione del fratello di Franzoni. L’uomo aveva inseguito il malvivente e una volta che si è ritrovata faccia a faccia con lui gli ha sparato nel corso di una colluttazione. In Aula la pm Katy Bressanelli ha spiegato che la legge vieta il furto, ma anche di uccidere. L’accusa aveva richiesto per Franzoni una condanna di sedici anni. Franzoni si è difesa, dichiarando che non voleva uccidere, in quanto il colpo è partito quando il ladro ha tentato di toglierli l’arma dalla mano. Anche in questo caso è stato stabilito che i limiti della legittima difesa erano stati superati.

Sicignano assolto

Infine c’è un terzo ed ultimo caso, quello che ha avuto una sentenza differente. Archiviazione di tutte le accuse è stata infatti la decisione presa nei confronti di Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio d’Adda che nel 2015 aveva ucciso un ladro che era entrato in casa sua con un colpo di pistola. Per il pensionato, il giudice ha solamente stabilito la restituzione dell’arma. L’episodio è però praticamente identico agli altri due descritti in precedenza. A questo punto la domanda sorge spontanea: perchè allora la sentenza è stata differente?

Secondo il parere del gip di Milano, Sicignano ha reagito nell’unico modo che era possibile in quel momento in una frazione di pochi secondi. Non poteva fare diversamente, dunque. E’ stato però decisivo un elemento che è emerso nel corso delle indagini e che ha portato alla cancellazione delle accuse. Infatti è stato escluso che il ladro sia stato ucciso quando si trovava all’esterno della abitazione del pensionato. L’uccisione è avvenuta proprio all’interno dei locali. La versione di Sicignano è sempre stata la stessa. Ha visto la sagoma di un uomo andargli incontro e per questo gli ha sparato. Dunque gli è stata riconosciuta la legittima difesa, poichè il pericolo era imminente.

I casi estremi

Un altro caso simile è quello di Graziano Stacchio, il benzinaio che è stato assolto in quanto il suo comportamento è stato ritenuto in linea con i limiti della legittima difesa. L’uomo è stato prosciolto da tutte le accuse, nonostante abbia ucciso un rapinatore che non stava assaltando la sua stazione di servizio, ma una gioielleria accanto. Un episodio analogo aveva tenuto banco sempre negli stessi giorni e aveva visto come protagonista Antonio Monella, un imprenditore edile bergamasco. A differenza di Stacchio, quest’ultimo non solo è stato condannato a sei anni, ma era anche finito in carcere per scontare la pena. Riuscì a tornare libero solo perchè il Presidente Mattarella gli aveva concesso la grazia. Indagini chiuse e cancellate anche per Mario Cattaneo, il ristoratore di Lodi che nel mese di marzo di quest’anno aveva ucciso un ladro sparandogli alla schiena.

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