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Sparatoria Fidene, Campiti aveva scritto tutti i dettagli su un foglio

Claudio Campiti

Il killer non ha mostrato alcun segno di pentimento. La procura lo accusa di omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo di armi.

Sono emersi nuovi dettagli riguardanti la sparatoria di Fidene, nella quale quattro donne hanno perso la vita.

C’è infatti stata “una lunga pianificazione” del “proposito omicida nella psiche di Claudio Campiti”, secondo quanto condiviso dal Gip di Roma, Emanuela Attura, con l’ordinanza di convalida del fermo e di applicazione cautelare in carcere per il killer.

Ritrovato un foglio con la pianificazione della sparatoria do Fidene

“Proprio quella mattina, prima di recarsi all’assemblea, il Campiti si è portato al poligono per munirsi dell’arma per compiere il delitto, acquistando anche 100 proiettili.

Nel portafoglio dell’indagato, inoltre, era presente un foglio di carta manoscritto recante la scritta ‘11/12/2022 ore 9 spazio coperto antistante il bar Il posto giusto Roma via Monte Giberto 19 incrocio via Serrapetrona’ all’evidente scopo di avere necessari riferimento spazio/temporali per eseguire l’azione criminosa”, si legge nel documento redatto da Emanuela Attura.

Le accuse contro Campiti

La procura, nell’inchiesta condotta dal pm Giovanni Musarò e coordinata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, accusa Claudio Campiti di omicidio volontario, aggravato da premeditazione e futili motivi, tentato omicidio, per le persone ferite, e porto abusivo di armi.

“La circostanza aggravante della premeditazione appare incontestabile”, ha commentato il Gip nell’ordinanza. “Va evidenziato che Campiti da tempo non partecipava più alle riunioni del Consorzio e, quindi, la sua presenza il giorno del fatto non può che essere letta nel senso che si sia portato sul posto al solo scopo di portare a compimento il proprio piano, tanto che, appena entrato nel dehor, si è diretto a destra al tavolo, dove sedevano i componenti del consiglio di amministrazione”, ha scritto Emanuela Attura.

“Con riguardo ai futili motivi, la spinta criminale del Campiti ha trovato impulso in un rancore e risentimento covati negli anni in ragione di un contenzioso con il Consorzio Valleverde, circostanza peraltro pienamente ammessa dall’indagato in sede di interrogatorio”, si legge ancora nel documento.

Nessun segno di pentimento mostrato dal killer

Claudio Campiti non ha mostrato alcun segno di pentimento. Al contrario, “il livore e il risentimento che sono emersi, fanno ritenere che se rimesso in libertà non desisterebbe da ulteriori condotte violente e sanguinarie“, ritiene il gip.

Campiti è stato trovato in possesso di un secondo caricatore e a 170 proiettili. Inoltre, aveva “legato al polpaccio destro una fondina di plastica, dove era riposto un coltello da sub lungo 28 centimetri circa, di cui 15,5 di lama e nella tasca dei pantaloni, oltre alle chiavi dell’auto e a un coltello serramanico di 20,5 centimetri, un cellulare spento e con batteria e scheda sim non inserite”. Una volta bloccato dai Carabinieri, l’uomo ha continuato a gridare, “mi hanno rovinato, mi hanno lasciato senza acqua, li ammazzo tutti, ‘sti bastardi”.

Nella cover del telefonino di Campiti sono state trovate durante la perquisizione “due tessere, una del Tiro a segno nazionale sezione di Roma e un abbonamento Platinum 2022 del Tiro a segno nazionale intestato a lui”.

Infine, “sulla base delle indicazioni fornite dall’uomo, nel dehor sono stati trovati tre zaini che, oltre al passaporto e a 5.700 euro in contanti contenevano farmaci, un notebook, biancheria intima, un costume da mare, accappatoio, ciabatte, pigiama, altri capi di abbigliamento e una caffettiera in metallo. Come ammesso in sede di interrogatorio, sono stati dallo stesso (Campiti, ndr) portati via perché era certo che non sarebbe tornato a casa“, ha scritto il Gip.