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Sparatoria in Texas, rispondere alle armi con le armi tra le mura di una scuola è un’insensata escalation di violenza

La proposta del procuratore di armare gli insegnanti dopo la strage di Uvalde è più escalation che raziocinio, in un Paese in cui le armi sono una cosa che proprio non si tocca.

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A metà strada esatta fra il Secondo Emendamento Usa e l’immagine di John Wayne che cavalca verso l’orizzonte ci abita la mistica Usa per cui le armi sono una cosa che proprio non si tocca. Malgrado i distinguo pelosi che fanno i media europei questa delle armi è una faccenda che si intraversa alle ideologie partitiche molto più di quanto si possa credere, con i repubblicani che sono più o meno tutti a favore e i democratici che sono quasi tutti contro, con quel quasi che nel caso dei Dem spicca come uno scarafaggio sulla torta alla panna.

Poco da fare, gli Usa sono un paese che alla mistica suicida della Frontiera non ci ha mai rinunciato del tutto e che ha accasato in carta Costituzionale la sua personale dannazione a due binari: da un lato quella generale di vedere i suoi cittadini uccisi da oggetti che in un Paese civile dovrebbero possedere solo forze armate, dell’ordine e categorie specifiche, dall’altro quella di “ridondanza” che mette spessissimo quegli oggetti alla merce’ della più sacra e folle delle categorie, i ragazzini.

Ragazzini che, come accaduto in Texas, ogni tot vanno a scuola, prendono d’aceto con il prof o con il mondo o con la blatte o con i mangiatori di burro di arachidi e li sterminano con il Colt di papà, il Colt che papà è autorizzato ad avere dalla Massima Norma. Ora, tutto questo avrebbe un orrido non-senso se a fomentare il dibattito sulle armi che degli Usa è croce atavica fosse un politico o un qualunque signor Rossi a stelle e strisce alfabetizzato come una latta di cherosene.

Quello che proprio nella strozza va giù ruvido è il fatto che nel dibattito si inseriscano addirittura i giudici, o meglio, i magistrati. Dobbiamo fare un preambolo e ribadire un concetto, altrimenti dalla semplice follia di ciò che stiamo per enunciare passeremmo all’aberrazione aliena: negli Usa quella del magistrato è una figura che non ha nulla a che vedere con il nostro modello di toga requirente. Il procuratore è figura politica, politicizzata e politicante all’ennesima potenza.

È gente nominata dagli stessi ambiti che dovrebbero solo contemplarne l’azione e di solito segue l’usta della fazione che li ha spinti in alto. La stessa usta che Ken Paxton, procuratore generale dello stato del Texas che oggi piange 19 bambini e due adulti ammazzati da uno sciroccato 18enne armato come un Seal di Coronado, ha voluto seguire guardando al suo mentore etico, tal Donald Trump. E la ricetta di Paxton per ovviare alle stragi che degli Usa sono ormai marchio di infamia? Semplice: Armare gli insegnanti”.

Diamocelo, un ceffone di sveglia e ripetiamo tutti insieme: “Per fermare le stragi armate degli studenti l’unica è armare gli insegnanti”. Difficilmente, sulla Terra e da quando esiste questa strana specie di primate più o meno senziente, il raziocinio è stato più violentemente sfrattato dall’escalation. Tutto pur di non dire “le armi a tutti sono una cazzata immane, cambiamo quel che va cambiato prima che sia troppo tardi e care lobby peccato per i danè ma qui ne va della Nazione”. L’America che sogna Paxton è quella dove il solo modo per impedire 20 morti è farne 5, cioè i primi 4 che il baby killer di turno stende e poi il killer stesso, steso da un prof di storia che invece di ripassare la lezione il giorno prima va in poligono e mette le cose a posto.

Come John Wayne che poi si avvia caracollando verso l’orizzonte, con i titoli di coda che ti dicono chi ha messo il cactus finto sullo sfondo ma non ti dicono quante urla di dolore ci sono nelle case della gente. Gente che negli Usa muore anche perché quelli come Paxton arrivano dove sono perché hanno votato il partito giusto.

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