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Liverpool, le confessioni dell'ex "Fui costretto a uccidere"

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Arrivano le dichiarazioni shock dell'ex portiere del Liverpool, costretto a prestare servizio per 11 mesi nell'esercito del suo Paese natale.

La guerra, un’esperienza che segna per sempre e che lascia delle ferite aperte, difficili da ricucire.

Lo racconta l’ex portiere del Liverpool, Bruce Grobbelaar, che a 18 anni fu costretto a prestare servizio militare nell’esercito dell’attuale Zimbawe, paese dove è nato e cresciuto. Fu arruolato nel 1975 per combattere durante la guerra civile in Rhodesia, per l’indipendenza dello Zimbawe. Ancora oggi è tormentato dai ricordi, ormai indelebili nella sua mente.

I retroscena di Grobbelaar

Prossimo ai 61 anni, Grobbelaar ripercorre, in un’intervista al quotidiano “The Guardian” quei momenti atroci e rende grazie al calcio per averlo salvato.

Racconta che durante la guerra d’Indipendenza, era addetto a seguire le tracce dei guerriglieri antigovernativi di Robert Mugabe e fu costretto quindi a ucciderne parecchi per salvare se stesso. Ha rivissuto, così, a distanza di anni il suo passato, dipingendo, con le parole, un quadro cruento: “Era il crepuscolo e quando il sole inizia ad affossarsi vedi le ombre tra i cespugli. Non riesci a riconoscere granché finché non vedi il bianco degli occhi dei soldati.

O vivi tu o loro. Spari, vai a terra e c’è uno scambio di proiettili. Poi senti delle voci che ti dicono ‘Caporale, mi hanno colpito!’ e fai per zittirle, altrimenti vieni ucciso tu e gli altri. Quando cessa il fuoco vedi corpi a terra dappertutto. La prima volta tutto quello che hai nello stomaco ti risale fino alla bocca. Quanti ne ho uccisi? Non posso dirlo. Ho ucciso tante persone e per questo ho sempre vissuto la mia vita giorno per giorno.

Posso solo pentirmi di quello che ho fatto, ma non posso cambiare il mio passato”.

Dalla guerra al calcio

Racconta che il calcio lo ha salvato e l’ha aiutato a voltare pagina. Alle spalle ha un passato difficile: non ha potuto contare sul sostegno della sua famiglia che è stata torturata, e ha persino tentato di suicidarsi. Superare un trauma tale non è cosa semplice, infatti molti soldati si sono uccisi per porre fine alla sofferenza che portavano dentro.

Ma lui è stato forte e ha superato la depressione attraverso lo sport. La guerra finì nel 1979: Grobbelaar andò in Canada ai Vancouver Whitecap, per poi giungere al Liverpool l’anno dopo. Nel suo palmares si contano: 6 Premier League, 3 coppe d’Inghilterra e il ricordo più bello, la Coppa dei Campioni vinta contro la Roma nel 1984. Come sosteneva Mandela, in fondo, lo sport ha il potere ispirare, di unire le persone e di cambiare il mondo. Bruce potrebbe confermarlo.