Paola Egonu, l’aiuto della fidanzata dopo la sconfitta
Paola Egonu, l’aiuto della fidanzata dopo la sconfitta
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Paola Egonu, l’aiuto della fidanzata dopo la sconfitta

Paola Egonu
Paola Egonu

La protagonista assoluta ai Mondiali di volley in Giappone ha raccontato di aver superato la delusione della sconfitta grazie alla sua fidanzata

1 metro e 89 centimetri di gambe, potenza, determinazione e adrenalina allo stato puro. Con 324 punti, è Paola Egonu una delle indiscusse protagoniste dell’Italvolley femminile. Opposto all’Agil Novara, è simbolo di un gruppo che ha sfiorato il successo iridato facendo sognare l’Italia. L’atleta azzurra, 19 anni, è considerata uno dei talenti più puri del volley a livello mondiale. Paola è nata a Cittadella il 18 dicembre 1998 da genitori nigeriani. Cresciuta a Galliera Veneta, ha iniziato a giocare a 12 anni. Ha mosso i primi passi nella città dove è nata, poi nel 2013 è entrata a far parte del Club Italia, la società federale con sede a Roma che l’ha fatta esordire in Serie B1. Con la stessa squadra ha giocato 4 stagioni arrivando fino alla Serie A1. “Finivo i compiti presto, mi mettevo sul divano. Papà disse: prova uno sport. Ho visto che la pallavolo mi divertiva, ne ho fatto un’opportunità” e così è nata la sua passione, ha raccontato.

E poi il sacrificio più grande è stato proprio quello di lasciare casa, un porto sicuro in cui tornare quotidianamente. “Avevo 13 anni. Lasciavo mamma, papà, fratello, sorella, le amiche, le sicurezze, tutto”.

Amarezza e delusione all’indomani del Mondiale di volley in Giappone, difficile superare lo sconforto, accontonare le aspettative, vedere infranti i propri sogni. Dopo le lacrime, Paola ha ritrovato il sorriso. Il merito, lo ha raccontato la stessa schiacciatrice alle penne del Corriere della Sera, non è da attribuire esclusivamente al caloroso affetto di amici, parenti e dei numerosissimi tifosi. A insegnarle la lezione più importante ci ha pensato la fidanzata. L’Egonu è il miglior opposto del mondo: l’eroina dalla pelle nera che ha fatto volare le Azzurre si fa portavoce di un messaggio importante. E’ determinata anche quando parla di integrazione e del suo essere simbolo di una nazione pacificamente multietnica.

La confessione di Paola Egonu

Dopo la partita ero in lacrime, sono tornata in albergo e ho chiamato la mia fidanzata. Piangevo e lei mi ha consolata, mi ha detto che le sconfitte fanno male, ma sono lezioni che vanno imparate. E che ci avrei sofferto, però, poi, sarei stata meglio”. Quindi, ha confessato la sua relazione con un’altra donna e lo ha fatto con grande naturalezza: “Lo trovo normale”.

Sulla delicata e spinosa questione di razzismo e multietnicità, le sue parola risuonano lampanti: “Siamo italiane, per me avere origini diverse è normale. Mi sono stupita di chi si è stupito dell’amore del Paese verso di noi. Ho vissuto episodi di razzismo, è normale ma non dovrebbe esserlo”. Quindi, proprio come le sue compagne di squadra, ha confidato di essersi resa conto dell’affetto dei tifosi azzurri in aeroporto, solo una volta atterrate a Malpensa.

Paola Egonu

Poi le sue dolci parole sull’amore. “Penso che l’amore sia in tutto. La telefonata di un amico, le compagne di squadra che si interessano a te e tu a loro. Nasciamo con l’amore, perché nasciamo con nostra madre che ci riempie di baci e ci coccola e vorrebbe che fossimo protetti per tutta la vita. Solo che non sempre è così. Adesso però, almeno per ora, lo è”. Così ha svelato l’inedito volto della ragazza terribile dell’Italvolly, che poi così terribile non è. Il mondo della pallavolo le ha definite “ragazze terribili”. Tuttavia, Paola ha spiegato: “Mi sento terribile nell’impatto, che può sembrare molto scontroso. Dopo, quando riesco ad aprirmi, non sono così terribile”.

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Asia Angaroni
Asia Angaroni 748 Articoli
Leva 1996, varesotta di nascita milanese di adozione. Dall’amore per la stampa e la verità alla laurea in Comunicazione. Amante della letteratura e dell’arte, alla ricerca costante di sapienza e cultura. Appassionata di cronaca sportiva e di inchieste, desiderosa di fare della parola il proprio futuro.