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Europei 2020, l’Italia di Mancini vuole tornare grande

La Nazionale ha rotto con il passato e gioca un calcio offensivo e di qualità, ma per sfidare alla pari le big europee serve un'ulteriore crescita.

Europei 2020 l'Italia di Mancini
Europei 2020 l'Italia di Mancini

Una qualificazione ormai in tasca e nove mesi per migliorare e capire quanto siano veramente lontane le big del continente. Nel percorso verso gli Europei 2020, l’Italia esce dalla complicata trasferta di Finlandia e, in generale, dal primo break internazionale della stagione, con più di un sorriso e la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta.

Le sei vittorie consecutive degli Azzurri di Mancini non sono casuali, bensì frutto di un progetto basato su una chiara proposta di gioco aperta alla recente evoluzione del calcio internazionale, possibile anche grazie ai singoli talenti che la scuola italiana è tornata a sfornare negli ultimi anni. In caso di qualificazione, le avversarie saranno però un banco di prova ben più arduo: per esserne all’altezza, la Nazionale deve evolversi ulteriormente.

Europei 2020, la nuova Italia

Ci voleva convinzione e grande coraggio anche solo per poter immaginare, nel maggio 2018, la rivoluzione che Roberto Mancini aveva in testa.

Scelto come commissario tecnico dell’Italia dopo la parentesi tanto promettente quanto estemporanea di Antonio Conte e il disastro di Gian Piero Ventura, il tecnico jesino non aveva soltanto il compito di rialzare il morale di una nazione esclusa dolorosamente da Russia 2018, ma soprattutto quello di rinnovare profondamente un calcio apparso povero e datato, nel gioco tanto quanto negli interpreti.

A circa un anno e mezzo di distanza Mancini può certamente sorridere perché, guardando ai risultati (ma non solo), la strada imboccata sembra essere quella giusta per “riportare l’Italia a vincere”, primo obiettivo fissato dal tecnico nella conferenza stampa di presentazione.

L’Italia che punta sulla qualità

Il doppio impegno con Armenia e Finlandia ha ribadito con forza un concetto: gli Azzurri hanno abbracciato la qualità, da lungo assente sia nelle proposte che nei singoli coinvolti nelle precedenti esperienze.

Non è un caso che, per ovviare a questa mancanza, Antonio Conte puntò forte sull’esaltazione del collettivo, venuta meno però con il suo addio, palesando tutti i limiti tecnici di una squadra sembrata senza mordente né soluzioni con Gian Piero Ventura.

Il fulcro dell’Italia di Mancini parte invece proprio da lì, da un centrocampo che ha sposato un’idea che può ormai prescindere dagli interpreti. Si è visto proprio nelle ultime due gare di qualificazione, con Sensi che ha sostituito Verratti (squalificato) nel secondo match senza però stravolgere l’identità della squadra, ma anzi aggiungendo alcuni spunti interessanti.

Insieme a Jorginho, sono questi i giocatori che più di tutti hanno permesso al ‘Mancio’ di rompere con il passato, costruendo una Nazionale in grado di mantenere e controllare il possesso grazie alla qualità del doppio regista, premessa fondamentale per sfruttare poi i movimenti degli altri giocatori.

I rendimenti di Lorenzo Pellegrini e Barella, che si alternano nel terzo slot di centrocampo, così come degli esterni offensivi, sono infatti fondamentali per dare sfogo alla manovra italiana e attaccare in maniera efficace.

Lo ha dimostrato proprio il centrocampista interista nella sfida con la Finlandia, nella quale tutta la squadra ha beneficiato della sua crescita avvenuta nella ripresa.

Pregi e difetti dell’Italia di Mancini

Contro Finlandia e Armenia Mancini ha dovuto rinunciare a Lorenzo Insigne, infortunato, un’assenza che ha dato maggiore spazio a Bernardeschi. Proprio lo juventino è apparso però tra i più in difficoltà nell’interpretare le richieste del tecnico, complice probabilmente l’incostanza che da tempo lo contraddistingue. Per questo è probabile che, almeno in partenza, sia l’attaccante del Napoli a rimanere in vantaggio per la posizione di attaccante esterno a sinistra, con Federico Chiesa destinato a diventare imprescindibile sull’altra corsia, visto il mix di corsa, goal e giocate decisive che il fiorentino porta in dote.

Al contrario, Pellegrini e Sensi (quest’ultimo arrivato a giocare più a ridosso dell’area avversaria rispetto a Verratti) hanno dato buone indicazioni a Mancini, che spera ora in un’ulteriore crescita dei due nei propri rispettivi club per poterne sfruttare al meglio la tecnica nel gioco tra le linee. Per quanto riguarda invece il ruolo di punta centrale, la concorrenza positiva tra Immobile e Belotti offre al tecnico due soluzioni di alto livello ma anche dalle caratteristiche complementari.

In vista degli Europei 2020, le ultime gare dell’Italia indicano la necessità di tenere d’occhio anche la difesa. Tre gol subiti in sei partite, è vero, ma soprattutto contro l’Armenia sono state evidenziate alcune difficoltà della retroguardia azzurra quando quest’ultima si trova a dover difendere molto campo alle spalle.

D’altronde, la costante ricerca del gioco offensivo da parte della Nazionale espone i difensori alle ripartenze avversarie, che potrebbero divenire letali contro avversari come Belgio e Francia. L’assenza di Chiellini (un’incognita per i prossimi Europei) costringerà inoltre Mancini a lavorare sodo sul reparto, privo della propria colonna portante, con maggiori responsabilità sulle spalle di Romagnoli.

Verso gli Europei 2020

Con il successo sulla Finlandia, l’Italia ha infilato la sesta vittoria consecutiva, un risultato che mancava addirittura dal 2003, quando sulla panchina azzurra sedeva Giovanni Trapattoni. Il dato ha però valore puramente statistico perché, come detto, la Nazionale di Mancini rompe nettamente rispetto al passato.

Basterà ora una sola vittoria per qualificarsi matematicamente e in anticipo per gli Europei 2020. Questo darebbe a Mancini il giusto tempo per lavorare in tranquillità, partendo da una chiara idea basata sulla qualità degli interpreti e il tentativo costante di imporre agli avversari il proprio gioco.

Quella vista nelle ultime partite è un’Italia impensabile fino a un anno fa, costruita da un tecnico che, dopo le esperienze in vari top club europei, ha deciso in primis di rinnovare sé stesso, coinvolgendo gradualmente un’intera scuola calcistica abituata a valorizzare altri aspetti. Un’eventuale esplosione di talenti come Zaniolo e Kean, sapientemente chiamati da Mancini con largo anticipo, rappresenta la variabile in grado di innalzare ulteriormente il livello di questa Nazionale. A prescindere dai singoli, però, la strada è tracciata: agli Europei 2020 arriverà un’Italia divertente e offensiva, che farà di tutto per diventare anche vincente.


Nato a Milano, classe 1991, laureato in Storia all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha collaborato con Notizie.it.


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Alessandro Bai

Nato a Milano, classe 1991, laureato in Storia all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha collaborato con Notizie.it.

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