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Morto Giuseppe Ottaviani, recordman dell’Atletica: aveva 104 anni

Morto a 104 anni Giuseppe Ottaviani: recordman dei Master di Atletica e Commendatore della Repubblica.

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Morto Giuseppe Ottaviani, aveva 104 anni ed era campione dei Master di Atletica

Lutto nel mondo dell’Atletica italiana: è morto il campione e recordman, Giuseppe Ottaviani. Aveva 104 anni e da poco aveva tagliato il traguardo dei 60 anni di matrimonio con la sua amata Alba. Si è spento nella sua Sant’Ippolito, il Paese dove ha sempre vissuto: a darne notizia è il figlio che ha comunicato la morte del padre avvenuta domenica 12 luglio.

Il sarto che si reinventò atleta alla bellezza di 83 anni: a quella età debuttò nella disciplina di velocità e lanci, portando a casa il primo storico titolo italiano.

Morto Giuseppe Ottaviani: il palmares

Ma non solo. Perché dodici anni dopo, alla bellezza di 96 primavere, Giuseppe Ottaviani esordì nel salto e in quello triplo facendo registrare importanti record mondiali nel 2011. Tre anni dopo, nel 2014, Ottaviani è diventato l’atleta italiano con il maggior numero di vittorie in un’unica manifestazione: riuscì a portare a casa ben 10 medaglie d’oro ai Mondiali master indoor di Budapest.


La bacheca dei titoli di Giuseppe Ottaviani, morto a 104 anni, vede la presenza della bellezza di 55 titoli italiani, 1 record mondiale, 8 record europei e 13 record italiani M95.

E ancora, 8 record mondiali, 4 record europei e 12 record italiani M100.

Il ‘Commendatore’ Ottaviani

Il presidente della Fidal, Alfio Fiomi, commenta così la dipartita di Giuseppe Ottaviani: “L’atletica italiana saluta una persona bella, sorridente, capace di essere motivo di ispirazione per gli atleti di ogni età. La sua passione, quella che lo ha portato a correre, saltare e divertirsi con l’atletica fino a oltre cento anni, ci sarà per sempre di insegnamento”.

Nel 2019 fu incoronato Commendatore dell’ordine al merito della Repubblica Italiana mentre nel 2017 il Presidente Sergio Mattarella lo aveva accolto al Quirinale. Fu accolto, ma nel 2016, da Papa Francesco.

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