Stalker esce dal carcere e chiama la vittima: "Sono uscito, ho vinto io"
Stalker esce dal carcere e chiama la vittima: “Sono uscito, ho vinto io”
Milano

Stalker esce dal carcere e chiama la vittima: “Sono uscito, ho vinto io”

Stalker

Stalker milanese di 68 anni, dopo essere stato arrestato, viene rilasciato. Libero, chiama una delle vittime di stalking: "Sono fuori, ho vinto io".

Perché lo stalking

Un amore non corrisposto. La fine di una relazione e la non accettazione della scelta dell’altro. Un’ossessione, una malattia. Lo stalking assume tinte spesso diverse, ma ciò che rimane costante è il folle desiderio di far parte della vita di una persona che, al contrario, non lo vuole.

Il caso

A Milano, appena dopo il rilascio, un uomo di 68 anni arrestato per stalking e successivamente rilasciato ha ricominciato con le molestie. Nonostante la libertà e la scagionatura, l’uomo ha deciso di contattare telefonicamente le sue vittime, non tanto per riprendere le vecchie abitudini, ma per inviare un messaggio chiaro e inquietante: “Sono fuori, ho vinto io“.

Davanti a questo episodio si celano il dramma di chi non è riuscito a liberarsi dall’incubo e la paura che lo stalker possa andare oltre al contatto telefonico.

Questa forma di persecuzione non deve essere sottovalutata, in quanto viene considerata come una delle forme di stalking perseguibili legalmente.

Infatti, viene fatta una distinzione tra stalking “in presentia”, ovvero quella forma di persecuzione in cui lo stalker molesta fisicamente o verbalmente la propria vittima, oppure forme meno dirette di stalking quali un numero considerevole di telefonate, e-mail o messaggi inviati sui social networks. Davanti al perdurare di questa invasione nella propria vita privata, la vittima deve denunciare e può farlo attraverso una querela ufficiale o un confronto con il questore, al fine di rendere noto lo stalker e le molestie subite.

Le possibili soluzioni

La legge, davanti allo stalking, è molto netta. Carcere da sei mesi a cinque anni, pena aggravata nel caso in cui lo stalker sia un coniuge, fidanzato o membro della famiglia della vittima, oppure se vengono impiegati mezzi telematici per attuare le molestie, o infine se tali violenze verbali e psicologiche vengono rivolte a minori.

Ma nonostante la legge italiana sia impietosa dinnanzi a questo tipo di crimine, il caso milanese getta un’ombra molto scura sulla possibilità di salvezza per le vittime di stalking.

È possibile liberarsi dal proprio persecutore? Quali sono i mezzi per sopravvivere a episodi di stalking, senza dover cambiare radicalmente le proprie abitudini?

Per poter ricominciare a vivere, numerosi psicologi consigliano il confronto con uno specialista, al fine di evitare il cosiddetto Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS). Le vittime di stalking hanno subito un forte stress emotivo, hanno visto la loro vita invasa da persone non autorizzate e soffrono un senso misto di vergogna e paura, sentimenti che spesso impediscono alla vittima di denunciare. Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del Centro Studi Abusi Psicologici (CESAP), sottolinea l’importanza della consapevolezza della vittima. Secondo lei, ogni vittima capisce ben presto di essere all’interno di un vortice pericoloso, ma spesso non riesce ad accettare di essere parte di una relazione “malata” e ha paura di denunciare. Questa paura gioca a favore dello stalker, che fa leva sulla fragilità della sua vittima per indebolirla e impaurirla sempre più, fino a renderla inerme davanti alle sue molestie e impedendo così che quest’ultima trovi la forza per reagire.

Non è un caso, lo ricorda la Tinelli, che spesso lo stalker sia una persona conosciuta, addirittura una persona vicina alla propria vittima.

Liberarsi dallo stalker: sogno o realtà?

Liberarsi da uno stalker è possibile. Se mai la legge non fosse efficace, come nel caso dello stalker di Milano, la vittima deve avere la certezza di aver acquisito una forza interiore che le impedirà di venire minacciata dalle molestie, forza che solo psicologi, famiglia e determinazione interiore possono fornire alle vittime di questo crimine tanto poco denunciato quanto fortemente presente.

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