Statali costano 2200 euro a cittadino, le stime del Tesoro
Statali costano 2200 euro a cittadino, le stime del Tesoro
Economia

Statali costano 2200 euro a cittadino, le stime del Tesoro

Statali

Secondo il Tesoro, al primo posto cʼè la scuola, che vale 654 euro per ogni cittadino, seguita dalla sanità (515) e dalle Regioni (265).

A meno da un mese dalle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, con promesse elettorali tra preventivi tagli e possibili bonus per famiglia, scuola e lavoro, il ministero dell’Economia ha deciso di far luce sui costi degli statali. I conti effettuati dalla Ragioneria generale tengono conto delle spese effettuate nell’anno 2016. Da questa analisi, si evince che la voce più pesante, è quella relativa al costo dei dipendenti pubblici, che complessivamente vale 2.197 euro a cittadino.

Statali: il costo per cittadino

Secondo quanto viene riportato su il ‘Messaggero’, la scuola costa 654 euro all’anno per ogni cittadino mentre la sanità 515 euro e le Regioni quasi 265. A quanto pare, dal rapporto di Via XX Settembre emerge anche che, sul gradino più alto subito sotto il podio, compare la polizia di Stato, a notevole distanza dalle Regioni, con i suoi 84,15 euro a testa, corrispondenti al 3,83% del totale.

Con il solo scarto di 1 euro, troviamo invece i ministeri (83,18), che è seguita dall’università (82,47), dai carabinieri (77,35), dall’esercito (61,92) e dalla guardia di finanza (43.38). Per quanto concerne invece agenzie fiscali, vigili del fuoco e magistratura, essi hanno un costo per ogni singolo cittadini di 34,26 euro il primo, 21,64 euro il secondo e di 29,55 il terzo.

Gli altri costi

Dal report presentato dal ministero dell’Economia, nel 2016 la Regione Sicilia è costata 14,11 euro a cittadino, quasi come la Marina che vale 14,66 euro. Inoltre, sempre nella voce spese troviamo anche gli enti di ricerca che costano 16,52 euro a testa, la Provincia autonomia di Trento 9,47, quella di Bolzano 8,10, la Presidenza del Consiglio dei ministri 2,86. Non sono da meno anche i sono costi relativi alle autorità indipendenti (4,11), alla carriera diplomatica (2,40), alla carriera prefettizia (2,06), e all’Enac (1,06).

Italia sempre più vecchia

Dal rapporto di Via XX Settembre emerge anche che, chi lavora nel pubblico impiego in Italia, è sempre più anziano, con un’età media che supera per la prima volta i 50 anni.

Tale dato, spiega esattamente il motivo del lunghissimo blocco delle assunzioni. Secondo il report del ministero dell’Economia, emergono alcuni dati che evidenziano che 488mila dipendenti pubblici hanno più di 60 anni, mentre altri 650mila sono tra i 55 e i 59. Così facendo, sempre secondo la Ragioneria generale dello Stato, si renderà ancora più difficile l’avvicendamento con i giovani, in arrivo con l’imminente sblocco del turn-over.

I possibili costi futuri

Secondo uno studio effettuato da ‘Il Sole24Ore’, l’accordo trovato lo scorso 30 novembre in merito al rinnovo dei contratti di dipendenti pubblici, porterà ad un aumento mensile di 85 euro medi mensili. In questo modo, il costo annuale supererà i 5 miliardi. Secondo lo studio de ‘Il Sole24Ore’ in questo modo si arriverebbe ad un costo annuale di poco sopra a 1.500 euro a dipendente. Questo perché, 85 euro mensili significano 1.105 euro lordi all’anno spalmati in 13 mensilità, A questi, vanno aggiunti anche gli oneri riflessi (38,4%, fra contributi previdenziali e buonuscite). Così facendo, il totale per ogni dipendente pubblico sarebbe di 1.529 euro.

Il nuovo contratto degli statali

Il nuovo contratto siglato poco prima di Natale, porterà nelle buste paga degli statali arretrati che vanno dai 370 euro della classe retributiva più bassa ai 712 di quella più alta, per una media di 492euro.

Tale contratto, è valido per 240mila dipendenti e riguarda il triennio 2016-2018. C’è anche da considerare che, l’inserimento degli 85 euro mensili riguarderà principalmente i dipendenti dei ministeri, della agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici.

Il nuovo contratto stabilisce che, si vada da un minimo di 63 euro a un massimo di 117. Inoltre, alle fasce retributive più basse, verrà riconosciuto un’extra che va dai 21 ai 25 euro mensili per almeno per dieci mensilità, in modo tale che l’adeguamento risulterà di almeno 84 euro per tutti. Inoltre, le amministrazioni più ricche potranno contare su un plus che va dai 9 a i 14,5 euro a testa nel salario accessorio. Le tranche di rialzi andranno a regime da marzo così come saranno versati una tantum gli arretrati da 545 euro.

Per quanto concerne invece il contratto a tempo determinato, sempre secondo il nuovo contratto per gli statali, non potrà superare i 36 mesi e sarà prorogabile di altri 12 solo se in via eccezionale.

Inoltre, così come nel privato anche nel pubblico il numero dei dipendenti a termine non potrà andare oltre il 20% del totale. Una volta superate tali soglie, non si potrà essere assunti ma l’esperienza maturata farà punteggio.

Nel nuovo contratto, ci sono anche delle misure che puntano a punire chi effettua delle “assenze strategiche”. Infatti, non si potrà andare più in ufficio e si rimarrà senza stipendio, se dovessero risultare due assenze ingiustificate in continuità con le giornate festive. La stessa sanzione è prevista anche per ingiustificate assenze di massa.

Nel caso in cui dovessero ripetersi assenze del genere, si verrà direttamente licenziati. Tali vincoli contrattuali, non potranno essere superati, visto che è prevista la registrazione di tutti i movimenti in un ‘fascicolo personale’. Tale decisione, è stata presa in quanto in passato si sono registrati tassi di assenteismo anomali, non giustificabili, andando a compromettere il lavoro dell’intero ufficio ed il monte premi dell’intero team che così non potrà essere aumentato.

© Riproduzione riservata

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Leggi anche