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Stipendi ridotti causa malattia: stangato Brunetta
Bari e Puglia

Stipendi ridotti causa malattia: stangato Brunetta

Sarà esaminato dalla Corte Costituzionale il decreto, già convertito in legge, attraverso il quale il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha introdotto le decurtazioni stipendiali in caso di malattia per oltre un milione di lavoratori della scuola ed altri due milioni di pubblici dipendenti: a deciderlo è stato il giudice del lavoro Jacqueline Magi, che esaminando il ricorso promosso dai legali dell’Unicobas ha espresso, nell’ordinanza di trasmissione depositata ad agosto, “la non manifesta infondatezza della questione di illegittimità costituzionale dell’art. 71” del dl 112/2008, convertito nella legge 133/2008, “in relazione agli artt. 3, 32, 36 e 38 della Costituzione”.

I giudici della Suprema Corte dovranno così esaminare l’articolo secondo cui “per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni… nei primi 10 giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio”.
Secondo il magistrato “il dl 112 risulta in palese contrasto con l’art.

3 della Costituzione il quale tutela la persona e la sua dignità, e stabilisce il principio generale di eguaglianza dei cittadini di fronte all’ordinamento. L’art. 71 del citato decreto, applicabile ai soli lavoratori del settore pubblico (…) determina un’illegittima disparità di trattamento nel rapporto di lavoro dei lavoratori del settore pubblico rispetto a quelli del settore privato”. Infatti nel settore privato non è prevista tale decurtazione dello stipendio in caso di malattia.

La riduzione dello stipendio per ogni giornata non lavorata a causa di malattie non gravi o derivanti dal servizio varia da alcuni euro per gli stipendi più bassi fino a diverse decine per quelli dirigenziali. Per il giudice Magi “il lavoratore legittimamente ammalato, si trova privato di voci retributive che normalmente gli spetterebbero in funzione del suo lavoro, subendo pertanto una riduzione dello stipendio in busta paga. Riduzione che, dati gli stipendi che percepiscono ad oggi i lavoratori del comparto pubblico, diventa tale da non garantire al lavoratore una vita dignitosa.

Di fatto la malattia diventa un ‘lusso’ che il lavoratore non potrà più permettersi”.
Citando l’articolo 32 della Costituzione, il giudice reputa che “la norma in questione, incidendo pesantemente sulla retribuzione del lavoratore malato, crea di fatto un abbassamento della tutela della salute del lavoratore che, spinto dalle necessità economiche, viene di fatto indotto a lavorare aggravando il proprio stato di malattia”.
Secondo Stefano d’Errico, coordinatore nazionale Unicobas, il sindacato che anche per opporsi a questa norma ha indetto lo sciopero generale per il prossimo 7 ottobre, “questa ordinanza, unica in materia, è una prima vittoria di quei lavoratori che appena uscì questa norma liberticida, oltre a manifestare e scioperare si rivolsero al tribunale per ottenere giustizia. Siamo coscienti di aver vinto per ora una battaglia e non ancora la guerra ma siamo sulla buona strada e non ci fermeremo finché vedremo calpestati i diritti dei lavoratori e dei cittadini”.

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