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Stop al petrolio italiano

Le risorse ci sono, ma non possiamo utilizzarle. L’Italia avrebbe a disposizione ben 15 impianti petroliferi. Ma inseguito all’emendamento del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, in collaborazione con il ministero dello sviluppo economico, dopo la tragedia del golfo del Messico, si è deciso di bloccare le trivellazioni nel nostro mare.
Sono ben quindici gli impianti di idrocarburi liquidi e gassosi, la maggior parte dei quali si trova nel canale di Sicilia e gli altri tra l’Abruzzo, il Molise, le Marche e la Puglia. La motivazione che ha spinto la chiusura degli impianti è stata giustificata in un’istanza in cui si nega l’apertura degli impianti in quanto troppo vicini alle coste. Un provvedimento reso necessario sia per tutelare il patrimonio marittimo, sia per salvaguardare il turismo, di cui la Sicilia ne è la maggiore espressione.

E soprattutto perché le coste interessate a diventare degli offshore per il petrolio, riguardavano circa trecento mila chilometri quadrati.
Fino a qualche mese fa il territorio italiano è stato oggetto di molte compagnie straniere, che puntavano fortemente sulle ricchezze del nostro mare. Ma l’opposizione di Legambiente e soprattutto i disastri dello scorso anno in America, hanno fermato quello che poteva presentasi come un disastro ambientale vero e proprio. Fino al 2010, si è potuto contare su trivellazione nel mare di Sicilia e nell’Adriatico che hanno portato al nostro paese circa il 7% di greggio del nostro totale. Le ultime stime sull’impatto ambientale, hanno deciso di fermato tutto questo. Governo e varie associazioni per la tutela dell’ambiente hanno infatti sottolineato l’importanza di fermare gli impianti petroliferi e puntare sulle energie rinnovabili, considerato più efficace e più sicuro.


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