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Strage della Marmolada, la rabbia dei parenti: “Perché nessuno li ha fermati?”

I parenti delle vittime e dei dispersi della strage della Marmolada sono disperati e chiedono giustizia e chiarezza su quanto accaduto.

Marmolada

Le famiglie delle vittime e dei dispersi della strage della Marmolada fanno sentire la loro voce, nella totale disperazione, chiedendo maggiore chiarezza su quello che è accaduto. 

Strage della Marmolada, la rabbia dei parenti: “Perché nessuno li ha fermati?”

Le forze dell’ordine e i soccorritori sono ancora al lavoro per recuperare i resti degli escursionisti che sono stati travolti dalla valanga di ghiaccio sulla Marmolada. Le persone di cui non si hanno notizie sono 5, mentre 8 delle 13 che si temevano disperse sono state rintracciate dalla compagnia dei carabinieri di Cavalese, in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e la Regione Veneto. L’azione di riconoscimento delle vittime procede, così come le operazioni di monitoraggio e recupero.

I familiari hanno riconosciuto l’ultimo degli otto feriti, che non era ancora stato identificato, mentre il numero dei ricoverati è sceso a sette. Sono state riconosciute cinque vittime di nazionalità italiana e due di nazionalità ceca. “Perché nessuno ha fatto un avviso sabato, che c’era l’acqua che scorreva sotto il ghiacciaio? Perché non hanno fermato le persone? Perché le hanno lasciate andare?” è l’urlo disperato della sorella di Erica Campagnaro, che si trovava insieme al marito Davide Miotti, guida alpina.

Era una bella giornata di sole, ma se sotto scorre l’acqua… se c’è una responsabilità andremo fino in fondo” ha sottolinato.

La rabbia della sorella di Erica Campagnaro

Capiamo che le questioni di sicurezza vengano prima di tutto. Ma non vogliamo credere che ci sia la possibilità che Erica e Davide vengano lasciati lì, per sempre, sepolti dalla montagna. Di loro, fino a questo momento, non è stato trovato nemmeno uno zaino, un oggetto.

Ci conforterebbe poterli salutare un’ultima volta. Vogliamo un funerale qui: è il minimo che ci spetta. Cercheremo di fare fronte comune con i parenti degli altri dispersi” ha dichiarato Silvia Campagnaro. “Mio cognato era espertissimo. Se ci fosse stato solamente un segnale di pericolo non sarebbe partito con mia sorella lasciando a casa due figli. L’autorità predisposta a fermare le persone, visto il clima che c’era, esiste? Dov’è? E ora cosa stiamo facendo? Continuiamo con i droni, stiamo qua a veder passare gli elicotteri? D’inverno ci sono i bollettini, d’estate? Vogliamo sapere se esiste un’istituzione e sapere perché non vengano utilizzati strumenti più adeguati. Andiamo in Groenlandia, andiamo in Norvegia, qualcosa per bucare il ghiaccio ci sarà. Forse mia sorella e mio cognato si potevano salvare. Mi rifiuto di pensare che nel 2022 non si riesca a forare il ghiaccio e a far mettere i piedi a terra ai soccorritori. E, ripeto, se era vero che sabato si sentiva l’acqua scorrere sotto il ghiacciaio, perché nessuno ha fermato le persone? Perché le ha lasciate andare? Andremo a fondo di tutto questo” ha aggiunto la donna. ‘Siamo stufi di sentire, dopo il Vajont, dopo Stava, dopo il Ponte Morandi, i ritornelli del “non dovrà più succedere’. Non vogliamo che, passata l’emozione, cali l’attenzione. E non ci dà sollievo vedere Draghi o Zaia sulla Marnolada, ce lo darà soltanto vederli agire concretamente per riportarci Erica e Davide” ha concluso la donna, piena di disperazione.

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