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Strage Di Las Vegas: il padre del killer era uno degli uomini più ricercati d’America
Cronaca

Strage Di Las Vegas: il padre del killer era uno degli uomini più ricercati d’America

strage di las vegas
Strage Di Las Vegas: il padre del killer era uno degli uomini più ricercati d'America

Stephen Paddock ha ucciso più di cinquanta persone senza una ragione al Festival Country di Las Vegas. La strage di Las Vegas è stata partorita da un uomo normale, ma con una familiarità inquietante.

Chi era il fautore il killer della strage di Las Vegas?

Stephen Paddock, 64 anni, pensionato e pieno di soldi. Viveva a Mesquite, al confine con l’Arizona. Non aveva dunque problemi economici in quanto era riuscito a fare un mucchio di soldi nel settore immobiliare ed aveva la passione per il gioco d’azzardo, infatti si recava spesso a Las Vegas come la notte della strage. Una notte in cui in lui è scattato qualcosa di sinistro e, dalla finestra del Mandalay Bay ha sparato con un armamentario composto da più di 20 armi indistintamente a donne, bambini; alla cieca, senza pensarci.

STRAGE DI LAS VEGAS

Il fratello della vittima si dice distrutto dopo l’accaduto in quanto, a suo dire, l’uomo conduceva una vita normalissima e non era un patito delle armi. Ne possedeva alcune regolarmente registrate avendo richiesto un regolare permesso di caccia in Alaska.

Torna prepotente in America il problema dell’uso e della possessione di armi che, proprio negli Usa, sembra da ormai troppo tempo fuori controllo.

Stavolta, non sembrerebbero esserci implicazioni religiose dietro la carneficina ma soltanto l’impeto di una mente malata che, tuttavia, possedeva, senza alcun controllo, un gran numero di armi.

Nonostante l’Isis abbia rivendicato l’accaduto, l’Fbi non crede stavolta alla pista terroristica in quanto, per quanto riguarda l’assassino, esiste una familiarità davvero inquietante.

Il padre del killer ricercato dall’Fbi negli anni ’70

Il padre di Stephen, Benjamin Paddock fu uno dei criminali più percolosi a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Dopo essere stato al centro di svariate rapine a mano armata era riuscito a fuggire dalla prigione federale de La Tuna, in Texas. Fu inserito nella lista dei “Most Wanted” dell’epoca e venne poi arrestato nel 1961 a Las Vegas (strana coincidenza?) quando il figlio aveva 8 anni (abbastanza per rendersi conto dell’accaduto ed elaborarlo a suo modo?). Paddock veniva descritto come un uomo con problemi psicotici, pericoloso, armato e con tendenze suicide. Anche quest’ultimo campanello di allarme si lega alla decisione finale del killer di Las Vegas che, sentitosi braccato dalla Polizia, dopo la sparatoria, durata più di cinque minuti, ha deciso di mettere fine alla sua vita.

Un profilo che forse avrebbe meritato una maggiore attenzione, visti i precedenti familiari?

Il terrore a Las Vegas

Molto spesso i futuri killer si nascondono dietro vite apparentemente perfette ed encomiabili e, proprio dentro quella bolla di perfezione, covano e meditano i più oscuri propositi. Cosa sia scattato nella mente di Stephen Paddock tale da uccidere, senza pietà, chiunque stesse assistendo al concerto Country la sera scorsa, non lo sanno neanche gli esperti. Ma le coincidenze familiari sono decisamente non trascurabili.

Cinque minuti di terrore, interminabili. La musica ha impedito al cantante di rendersi conto immediatamente del rumore degli spari. Quando le persone si sono rese conto di ciò che stava accadendo sono iniziati gli strepiti, le urla ed il fuggi fuggi generale, in quel terribile inferno in cui il destino ha giocato un ruolo fondamentale. Nella folla anche una famosa star di Instagram che ha postato un video in cui fuggiva: “Cose da pazzi… Sto scappando.

Hanno sparato alla ragazza dietro di me.!”. E, proprio in quelle situazioni viene da chiedersi: “Come mai non sono morto io? Come mai a me non hanno sparato?”. Le indagini, seppur approfondite, non alleggeriranno, purtroppo, il pesante bilancio di una notte d’orrore senza fine.

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