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Strage di Ustica: arriva la verità
Roma

Strage di Ustica: arriva la verità

Ieri la Corte di Cassazione, in sede civile, si è pronunciata definitivamente sulla strage di Ustica, dopo aver respinto i ricorsi presentati dal Ministro dei Trasporti e della Difesa che si opponevano al risarcimento. Gli avvocati hanno a lungo insistito sul fatto che il disastro è andato in prescrizione e che dunque non è possibile imputare allo Stato “ l’omissione di condotte doverose in difetto di prova circa l’effettivo svolgimento dell’evento”, ma la sentenza è stata quanto mai chiara: la sera del 27 giugno 1980 il Dc9 Itavia con a bordo 81 persone è stato abbattuto da un missile e lo Stato italiano dovrà risarcire i parenti delle vittime in quanto reo di non aver garantito la sicurezza dei cieli attraverso meticolosi controlli radar.

Si tratta di una sentenza storica, in cui per la prima volta dopo 32 anni di silenzio e depistaggi, crolla il “muro di gomma “ (così definito dall’omonimo film del 1991 diretto da Marco Risi) e di una grande vittoria per il giudice Rosario Priore, titolare dell’inchiesta e da sempre sostenitore della tesi del missile.

Già nel 1999 il giudice scriveval’incidente al Dc9 è occorso a seguito di azione militare d’intercettamento, il Dc9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti, con un’azione che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazioni di polizia internazionale coperta contro il nostro paese di cui sono stati violati i confini e i dirittiSecondo fonti ufficiose, il missile potrebbe essere stato lanciato dagli Stati Uniti, dai francesi , israeliani o libici.

Ricostruiamo la storia: il volo IH870 partito da Bologna e con destinazione Palermo scomparve misteriosamente dai radar alle 20,59,precipitando tra le isole di Ponza e Ustica.

Il mattino seguente vennero trovati i corpi di 81 persone e le ricerche continuarono fino al 30 giugno, con il recupero della coda e pezzi di lamiera. Le prove furono manipolate e inquinate e oggi, se ne esistono ancora, potrebbero trovarsi nelle registrazioni dei centri radar francesi in Corsica, in quelle Nato ( vennero infatti segnalate tracce di caccia, ma mai confermate) e in quelle Usa ( come il dettaglio del carburante militare trovato in mare accanto all’aereo).

Ieri è stata una vittoria soprattutto per i familiari delle vittime. Il portavoce dell’Associazione dei parenti delle vittime ha dichiarato, parlando della sentenza“ riconosce una colpa ed una verità già emerse in sede penale. E’ un segno importantissimo perché viene ribadito che è stato abbattuto un aereo civile in tempo di pace”

Priore ha poi commentato “ Si può tirare un sospiro di sollievo su questa sentenza che finalmente mette la parola fine alla vicenda. Non posso esprimere sentimenti di soddisfazione o insoddisfazione, né posso permettermi di dire che questa sentenza è giusta o quella precedente era sbagliata, sicuramente saranno soddisfatti i parenti delle vittime, dopo un iter processuale, sia in sede civile che penale, che è stato lungo e travagliato e che finalmente riconosce il loro diritto al risarcimento”

Ricordiamo che già nel 2011 una sentenza del Tribunale di Palermo si era espressa contro la tesi dell’incidente affermando che quella sera “era in corso un’azione di guerra” fra due caccia che ne inseguivano un terzo probabilmente libico e condannando il Ministro di Difesa e Trasporti al risarcimento di 100 milioni di euro per quaranta familiari delle vittime.

Oggi tuttavia si pone un problema: la sentenza penale ha accolto la tesi del missile ma si pone in contrasto con un’altra sentenza penale, sempre della Cassazione, che accolse invece la tesi dell’ordigno interno al velivolo e toccherà dunque conciliare le due versioni in tempi brevi.

L’avvocato Daniele Osnato, che assiste 150 congiunti delle vittime ha dichiaratoQuesta decisione della Cassazione avrà ripercussioni sulla nostra richiesta avanzata al Parlamento europeo di istituire una commissione d’inchiesta per accertare le responsabilità internazionali, perché certo quel missile non era italiano”

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