Strage di via Caravaggio: storia di un assassino senza volto
Strage di via Caravaggio: storia di un assassino senza volto
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Strage di via Caravaggio: storia di un assassino senza volto

via caravaggio

Nell'ottobre del 1975 Domenico Santangelo, la moglie Gemma e la figlia Angela vengono massacrati nella loro casa di via Caravaggio: dopo 42 ancora mistero

30 ottobre 1975, sera. In via Caravaggio, una tranquilla strada residenziale tra i quartieri di Posillipo e Fuorigrotta, non si vede quasi passare nessuno. Solo ogni tanto si sente il suono del motore di qualche vettura o degli autobus di linea. Nessun bambino in costume suona alle porte con travestimenti da Halloween e lanterne di zucca, domandando“dolcetto o scherzetto?”.

Nel grande appartamento al quarto piano della palazzina al numero 78 la famiglia Santangelo sta per sedersi a tavola per cena. Mimmo Santangelo è nello studio, mentre Gemma Cenname, la moglie, è in cucina a preparare la cena. Angela Santangelo, invece, è la figlia di 19 anni seduta sul letto nella camera matrimoniale, in pigiama e con la febbre. Sta scrivendo una lettera d’amore al suo fidanzatino.

Qualcuno suona il campanello. Mimmo va ad aprire, seguito dal piccolo yorkshire terrier che abbaia con gioia. Dietro a quella porta, però, nella notte in cui si racconta che i morti incontrino i vivi, c’è un macellaio.

Sarà lui a mettere a segno il delitto più enigmatico della cronaca nera italiana.

Il massacro di via Caravaggio: la dinamica dei fatti

L’immagine di quella famiglia borghese, sorpresa nell’intimità domestica dal “mostro”, farà parte per sempre delle pagine dei giornali nazionali. “Padre, madre e figlia massacrati in casa” saranno i titoli dei quotidiani. La modalità dei fatti è stata molto violenta, sconcertante. Quella notte un assassino senza volto ha varcato la soglia di casa Santangelo accolto da Mimmo, che gli ha perfino offerto un bicchiere di liquore nel suo studio.

vasca ok

Il “mostro” ha dapprima tramortito Santangelo con un oggetto contundente trovato in casa. Poi si è gettato sul cagnolino soffocandolo, per impedirgli di attirare l’attenzione con il suo latrato. In casa ci sono altre due persone, ma lui lo sa. Si sposta quindi in cucina, dove si scaglia sulla 49enne Gemma. Tramortisce quindi la donna, mentre dalla stanza da letto si affaccia la figlia Angela, atterrita dai rumori.

Anche la ragazzina non ha il tempo di mettere a fuoco quello che sta accadendo. Viene a sua volta colpita alla testa con una tale violenza da morire sul colpo. I coniugi però non sono morti, così il macellaio torna sui suoi passi. Dalla cucina prende un coltello e va nello studio dove sgozza Domenico Santangelo. Poi ritorna di nuovo in cucina e strazia con sei fendenti Gemma Cenname. Torna poi nella camera da letto dove c’è il corpo di Angela e la sventra con due due colpi all’addome e altri 5 al collo.

Strage di via Caravaggio: 42 anni dopo

Dal piano di sotto gli inquilini sentono passi e oggetti trascinati sul pavimento, tanto che pensano a un trasloco. Di sopra invece l’assassino trascina i corpi delle vittime nella vasca da bagno e li deposita lì, una sopra l’altro, il cane con i padroni. Il corpo della giovane viene invece lasciato sul letto avvolto in un tappeto pieno di sangue. Dalle 23 alle 5 del mattino è un continuo movimento. All’alba i rumori finiscono, la strage è terminata. L’assassino lascia un’impronta di scarpa nelle pozze di sangue, oltre ad alcune cicche di sigaretta. Lascia anche una traccia della mano sporca di sangue sul davanzale della finestra e un paio di guanti di gomma nel bagno.

letto

Oggi la casa di via Caravaggio è stata venduta. Solo una piccola parte dell’appartamento di Fuorigrotta, conserva gli eredi di Domenico Santangelo. Lo stabile è rimasto quasi uguale a come era all’epoca dei fatti. Dopo 42 anni dalla strage, Napoli non ha però dimenticato. L’assassino infatti non è mai stato preso e il fantasma di quel massacro rimane ancora ben vivo nella memoria degli abitanti di quei luoghi.

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