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Strani venti spirano in Francia

L’Unione Europea ha certamente dimostrato sulla crisi libica di non essere ancora un’entità politica capace di operare scelte efficaci nell’interesse di tutti, ma le strane voglie che attraversano i Paesi fondatori dell’Unione sono pericolose. Per amor di Patria non commenterò le posizioni assunte dagli esponenti della Lega Nord sull’intera vicenda, mi limitò solo a dire che il dialogo con la formazione politica “padana” sta diventando quasi impossibile per le manifeste ed incostituzionali prese di posizione dei suoi vertici. Più gravi, perché provenienti da esponenti autorevoli del Governo, le esternazioni sull’utilità della permanenza italiana nell’Unione che meriterebbero una censura formale del Capo dello Stato. Ma la notizia riguarda la Francia, ed in particolare quella parte dell’opinione pubblica francese (che stando ai sondaggi gode di ampio seguito nel Paese) che possiamo definire di estrema destra.

Dobbiamo chiedere con urgenza la sospensione dello spazio Schengen” ha detto la leader del Fronte Nazionale d’estrema destra francese, Marine Le Pen, parlando dei problemi legati all’immigrazione nordafricana proveniente dall’Italia. Ed ha aggiunto: “Lo abbiamo fatto per un evento futile come la Coppa del mondo, lo possiamo fare per un’emergenza cosi importante”. Poi la stoccata finale ad effetto “Se i francesi mi daranno la fiducia per diventare presidente della Repubblica, la Francia uscirà dalla Nato”. Strani venti spirano in Francia e in tutta l’Europa che si riscopre iper-nazionalista e xenofoba. Le formazioni di estrema destra sono in netta ascesa in tutto il Vecchio Continente e la crisi dell’intero nord-africa, con la sua ondata, per ora limitata, di migranti, favorisce le retoriche che puntano a suscitare le paure più recondite del genere umano.

Si fa strada nelle menti e nei cuori di tanti cittadini dell’Unione l’idea della disgregazione inesorabile delle istituzioni comunitarie e, cosa ancora più grave della assoluta inutilità delle stesse, quasi se fossero solo un’inutile orpello per di più molto costoso. Certo molto spesso la sensazione , e la politica è soprattutto sensazione, è esattamente questa. L’Europa come un’entità lontana ed astratta, iper-burocraticizzata, elefantiaca e spesso ingombrante per le soluzioni dei tanti problemi che il Continente vive. Ma, con il rischio di contrapporre l’altra retorica, quella a favore dell’Europa senza se e senza ma, quasi in maniera acritica ed aprioristica, voglio solo dire l’Europa siamo noi. L’Europa non è una maglia che possiamo indossare quando ci pare e poi renderci conto che quando accade è troppo stretta, non è della misura giusta o peggio è sporca e quindi da cambiare, anzi da farsi rimborsare.

Quello che intendo dire è che l’Italia, ad esempio, sulla crisi libica avrebbe dovuto avere la forza di proporre un piano europeo targato Italia. Non invocare l’Europa in modo astratto come se fosse dotata della forza politica e giuridica che per “statuto” non ha ancora, da spendere autonomamente. L’Europa è l’insieme dei Governi dei Paesi che la compongono. La Germania si pose alla testa della comunità europea quando propose l’allagamento ai Paesi dell’Est, e lo fece con la proposizione di un piano, appunto europeo ma targato Germania tirandosi dietro l’intera comunità. L’Europa che oggi abbiamo è questa. L’Italia non deve rispondere imbronciata ad una palese inadeguatezza delle Istituzioni Comunitarie, deve piuttosto (o meglio avrebbe dovuto) proporre una strategia sull’intero mediterraneo di respiro europeo ma “made in italy”


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