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Stupra una ragazzina, 29enne condannato a 12 anni

Stupra una ragazzina, 29enne condannato a 12 anni. La vittima aveva solo 13 anni e dopo la violenza aveva denunciato l'accaduto

Condanna a 12 anni per un 29enne sardo

Stupra una ragazzina, un 29enne di Uta, comune della città metropolitana di Cagliari, è stato condannato a 12 anni di carcere in primo grado per quella violenza sessuale risalente a sei anni fa. La condanna è stata rubricata per violenza sessuale su minore, un reato gravissimo che il Codice penale disciplina agli articoli 609 bis e successivi.

Nello specifico i fatti risalgono all’agosto del 2015 ed ebbero come vittima una ragazzina che all’epoca aveva solo 13 anni. Purtroppo le cronache giudiziarie traboccano di fascicoli e faldoni che rimandano allo storico di questi sordidi crimini.

Stupra una ragazzina, 29enne condannato a 12 anni per fatti del 2015

Secondo il capo di accusa per violenza sessuale che si era formato dopo le indagini iniziali tutto era accaduto in un posto preciso: le zone defilate adiacenti il laghetto di Santa Lucia, uno specchio d’acqua che si trova tra Uta e Assemini.

E gli atti del processo dicono che sul luogo dove sarebbe stata violentata la minorenne ci era arrivata esattamente dietro invito del suo carnefice (presunto fino a sentenza di Cassazione), che era riuscito a convincerla ad andare a fare il bagno assieme. 

Stupra una ragazzina, 29enne condannato: l’appuntamento-trappola

Purtroppo, secondo quanto sostenuto dalla procura dopo la “notitia criminis” ed avvalorata con il dispositivo di primo grado del tribunale penale di Cagliari, le intenzioni del 29enne erano ben altre.

Appena arrivato al laghetto e dopo una serie di tentativi di approccio “convenzionale” l’uomo aveva violentato la ragazzina. La vittima era riuscita a superare il trauma fortissimo di quello stupro ed aveva parlato di quanto le era accaduto in famiglia. 

Stupra una ragazzina, condannato 29enne: lo scontro in aula

Ne era nata una delicata indagine penale con cui la Procura aveva inchiodato l’indagato alle sue responsabilità, questo almeno stando all’accusa della vittima ed alle consulenze disposte per accertare la presenza del dna dell’offender sul corpo e sui vestiti della 13enne. Il 29enne era stato sottoposto a misure di cautela, poi rinviato a giudizio in un dibattimento che ha visto accusa e difesa duellare in punto di diritto fino a queste ore, quando dalla camera di consiglio i giudici sono usciti con la sentenza di condanna a 12 anni. È lecito supporre che la difesa del condannato proporrà appello.

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