Seehofer: migrante suicida non per colpa mia
Seehofer: migrante suicida non per colpa mia
Esteri

Seehofer: migrante suicida non per colpa mia

Il giovane - in Germania da 8 anni - era tra i 69 afghani deportati. Il ministro Seehofer cerca di discolparsi in tutti i modi.

Questa mattina dalle autorità afghane abbiamo ricevuto la conferma del ritrovamento del corpo di uno dei passeggeri del volo di rimpatrio proveniente dalla Germania. Hanno stabilito trattarsi di suicidio”. Così un portavoce del Ministero dell’Interno tedesco annuncia ai giornalisti la morte del giovane 23enne appena espatriato dalla Germania, e ritrovato morto in una camera d’albergo di Kabul, dove aspettava di essere rimandato ad Herat, sua città di origine.

Il giovane era stato appena rimpatriato

Il giovane, che risiedeva in Germania da 8 anni, era tra i 69 afghani deportati la settimana scorsa, nell’ambito di una stretta sull’immigrazione parte del “migration master plan” elaborato dal ministro dell’interno Seehofer. Il piano è composto da 63 punti, ed è finalizzato alla limitazione e al controllo del’immigrazione. Tra questi, figura l’istituzione di quei “centri di transito”, che nel corso della scorsa settimana hanno causato una forte frizione con la cancelliera, portando il paese sull’orlo di una crisi di governo.

La dichiarazione incriminata

Il giorno in cui il giovane afghano veniva rimpatriato, il ministro così commentava: “solo il giorno del mio compleanno – e non dietro mia richiesta- 69 persone sono state rispedite in Afhganistan, una cifra di molto superiore ai livelli precedenti”.

I rimpatri voluti dal Ministro

Delle 69 persone deportate in effetti 51 provenivano dalla Baviera, regione in cui opera il paritito “gemello” a quello della Merkel, la CSU.

Partito di cui il ministro è parte, e in cui sta cercando di guadagnare spazio in vista delle prossime elezioni regionali bavaresi previste per il prossimo ottobre. Bisogna evidenziare come secondo un’accordo bilaterale sottoscritto da Germania e Afghanistan i rimpatri non possano essere effettuati per più di 50 persone per volta.

Le reazioni

Una dichiarazione che è costata molte critiche al Ministro: “chiunque celebri 69 deportazioni in occasione del suo compleanno sta facendo il lavoro sbagliato. Quante uscite dal seminato servono perchè la coalizione decida di sostituire l’attuale ministro? Il limite è stato raggiunto”. Così Gyde Jensen, capo del comitato parlamentare per la tutela dei diritti umani appartenente al Partito Liberale Democratico richiede le dimissioni di Seehofer. Ma non è la sola a far piovere criticare le parole di Seehofer, anche Jan Korte, leader del partito di estrema sinistra Die Linke chiede le sue dimissioni: “è giunto il momento che (Seehofer) se ne vada” ha detto ai giornalisti.
“Lui non ha fallito solo moralmente, semplicemente non ha capito il principio del primo articolo della costituzione” afferma invece il presidente del partito dei verdi Omid Nourimpour.

Il Ministro a Innsbruck per il meeting europeo

Seehofer, a Innsbruck per la riunione dei Ministri dell’Interno europei, ha espresso rammarico per la morte del ragazzo: “si tratta di un evento profondamente spiacevole, e dovremmo affrontarlo in modo corretto e rispettoso”.

Secondo il ministro si l’intera vicenda si tratterebbe di “un gonfiare a dismisura” le sue dichiarazioni da parte dei giornali, creando una bufera mediatica basata sul nulla.

L’incontro con Salvini

Il ministro Seehofer ha anche avuto un incontro con Salvini. I due si sono infatti visti nell’ambito di un incontro bilaterale a lato dell’incontro europeo. L’occasione è stata colta dal nostro ministro per dichiarare che “con la Germania abbiamo obiettivi comuni: meno sbarchi, meno morti, meno immigrati. Obiettivi che si raggiungono innanzitutto con il supporto europeo, e rivedendo le regole delle missioni europee nel Mediterraneo che portano tutti i migranti in Italia.”

La situazione Afghana

Questa vicenda riporta al centro della discussione la pratica delle espulsioni verso l’Afghanistan, già in passato sospese dalla Germania. In occasione della serie di attentati che ha colpito Kabul nel corso del 2017, i voli avevano subito uno stop, perchè non è possibile effettuare rimpatri verso zone di guerra.

La situazione Afghana resta sul campo resta molto complessa, e seppure con Resolute Support il ruolo della NATO sia ormai ridotto all’addestramento e all’assistenza alle forze locali, tanti anni di guerra non hanno portato ad un miglioramento complessivo della situazione, con un controllo talebano che si estende almeno sul 50% delle province del paese. Situazione di drammatica instabilità per i civili, sulle cui vite mette un’ipoteca anche l’attivismo di cellule dello stato islamico, i cui attentati hanno fatto centinaia di vittime solo nell’ultimo anno, in una lotta per l’affermazione politica nel nuovo Afghanistan. Una lotta che non risparmia civili.

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