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Si suicida Prato, l’assassino di Luca Varani. Parla il padre di Luca

Marco Prati, uno dei due assassini di Luca Varani, si è suicidato in carcere. Si è tolto la vita infilando la testa in un sacchetto di plastica.

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La morte di Luca

Si può solo immaginare il profondo dolore che possa aver colpito i genitori di Luca Varani alla notizia della morte del figlio. Luca aveva solo 23 anni ed è stato torturato e ucciso da Manuel Foffo e Marco Prato.

Una dinamica grottesca, da film horror: la sera del 4 marzo 2016 i due lo torturano con ogni mezzo per ore fin quando non lo uccidono. Poi Marco Prato, proprio quello che aveva invitato Luca Varani a casa di Manuel Foffo, va in una camera d’albergo e tenta il suicidio. Prato e a terra, con la testa infilata sotto al letto; più in là una valigia con abiti femminili e delle parrucche.

Un omicidio brutale e insensato, che si era concluso con l’arresto dei due assassini e che ora ha avuto un codicillo finale: Marco Prato si è suicidato in carcere.

Il suicidio di Marco

Il tentativo fatto immediatamente dopo l’omicidio di Luca Varani andò fallito. In quella camera d’albergo aveva fatto il pieno di farmaci e aveva già lasciato diversi biglietti d’addio sul tavolo. Ma l’intervento dei Carabinieri ha fermato la morte.

Per Marco Prato, però, si è trattato solo di un rinvio. Ora, detenuto accusato dell’omicidio di Luca Varani, ha infilato la testa in un sacchetto ed è riuscito così a togliersi la vita. Un altro gesto inconsulto che si aggiunge all’intera storia triste di un omicidio malato. Luca Varani fu trovato in una pozza di sangue, con ferite di diverso tipo lungo tutto il corpo. La lucidità avuta da Foffo e Prato nel fare queste sevizie deve essere svanita come un lampo e deve aver lasciato un grande vuoto insostenibile, riempito a sprazzi solo da un vago senso di colpa.

Il padre di Varani

La notizia della more di Marco Prato è stata data anche ai genitori di Luca Varani, tramite un giornalista di loro conoscenza. La madre di Luca d’istinto si è messa a piangere. Il padre ha così commentato l’accaduto: “A noi dispiace, anche per i genitori, perché capiamo, abbiamo subito quello che abbiamo subito e giorno dopo giorno non è che ti passa” E’ la comprensione di un padre che ha perso suo figlio che parla a un altro padre che ha subito la stessa disgrazia. Aggiunge, infatti, “[…] chiaramente la morte di un ragazzo non è giusta, questo discorso vale anche per lui e per la fine che ha fatto” Ma la conclusione del padre di Luca è lapidaria: “La morte di questo ragazzo ci dispiace, però il nostro dolore è più forte del loro” Il segno lasciato dalla morte di un figlio è indelebile per ogni genitore, ma il segno lasciato da un figlio che è stato torturato e ucciso senza motivo è fatto a fuoco vivo sul cuore e non si spegnerà mai.

(Un’altra triste storia di giovani che vengono uccisi. Vedi “Ventenne uccisa dal suo ex: Pm gli dà l’ergastolo“)


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