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Sull’Australian Open soffia il vento dell’Est

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Ma quanti sono? L’invasione delle “Ova” e dell’Est europeo è cominciato da tempo: il frazionamento dell’ex Unione Sovietica, ha moltiplicato i tennisti, come fossero funghi. Ma, certo, agli Australian Open, il flusso è diventato davvero mostruoso, anche perché, agli europei dichiarati, bisogna aggiungere i naturalizzati di altri paesi.

Come le australiane Dokic, Groth, Rogowska, Rodionova, il canadese di Montenegro, Milos Raonic, l’australiano di radici slave, Marinko Matosevic, la speranza Bernard Tomic, di genitori croati, e tanti altri. Addirittura, nel tabellone dei 128 al via della prima prova stagionale dello Slam ci sono 60 donne di quel ceppo e 61 uomini, con l’Europa che, in totale, domina, lasciando appena 23 posti liberi ad americane e sudamericane, e 34 ai colleghi maschi.

Soltanto uno yankee doc come Andy Roddick non se ne accorge: “Io frequento da sempre, e solo, gli amici con i quali ho cominciato, è come l’High School, abbiamo il nostro gergo, ci riconosciamo. E non faccio tanta attenzione al resto”. La sua amica Serena Williams sa bene di cosa parliamo: “Fra un paio d’anni, negli spogliatoi, si parlerà russo”. E, comunque, leggete con un po’ d’attenzione i risultati del torneo, e capirete.

RICAMBIO — La numero uno del mondo di ieri va in crisi? Che siano le russe Safina o Sharapova, o la serba Ivanovic, c’è comunque pronta una numero 1 di genitori polacchi (come la lingua), anche se di passaporto danese, come Carline Wozniacki. Per una serba atletica che s’eclissa, come Jelena Jankovic, eccone un’altra, come la 19enne Bojana Javonoski, che ha eliminato la Pennetta a Sydney e fa soffrire la nuova russa da quartieri alti, Vera Zvonareva.

La quale, a sua volta, ha soppiantato Dementieva e Myskina, in attesa del nuovo ruggito dell’altra russa sempre acerba, “sciagura” Kuznetsova, della figlia di ex atleti doc, Petrova, dell’ex piagnona Dushevina, della ritrovata Vesnina, della bella Kirilenko, delle meno note Chakvetadze, Kleybanova, Pavlyuchenkova, Manasieva, Rodionova, Rodina, Kulikova, Kudryavtseva, Pervak, Makarova. Mentre spuntano bielorusse (Azarenka), lettoni (Sevastova), estoni (Kanepi), uzbeke (Amanmurdova), ucraine (le due Bondarenko, più Tsurenko).

NAVRATILOVA — Grazie all’esempio di Monica Seles, non mancano le ungheresi (Arn). E si fanno notare rumene (Nicolescu, Dulgheru, Cirstea ed Halep), bulgare (Pironkova e Govortsova) e polacche (Radwanska). Di certo non mollano le nipotine, ceche, di Martina Navratilova: da Hradecka, da Kvitova a Benesova, a Safarova, Voracova, Ondraskova, Zakopalova alle due Zahlavova, Sandra, e sua cognata Barbora (da signorina, Srtycova). Così come pullulano le slovacche, che seguono le orme della sempre verde Hantuchova, da Cibulkova a Rybarikova, a Hlavacova. E ci sono altre ancelle del tennis atletico, croate (Martic) e slovene (Hercog).

EROI — La televisione nazionale russa è diventata una presenza fissa. «Le cose cambiano», ridono a denti stretti Alex Metreveli, il georgiano finalista di Wimbledon 1973, e Olga Morozova, la russa finalista a Roland Garros e Wimbledon 1974. «In quegli anni il tennis era uno sport solo per occidentali e, non potendo viaggiare liberamente, con tutti i problemi di visti e di allenamenti, abbiamo dovuto attendere di realizzare i nostri sogni attraverso i ragazzi di adesso». E li commentano, uno gli uomini, l’altra le donne, alla tv.

zvonareva 18gennaio2011 470 300x191

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