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Super variante tanzaniana del covid individuata in Angola

Super variante tanzaniana del covid individuata in Angola: un team di ricercatori l'ha individuata in tre passeggeri di un aeroporto

Una "variante" del covid

Una super variante tanzaniana del covid è stata individuata in un aeroporto dell’Angola in tre viaggiatori che provenivano dalla Tanzania. Secondo gli studiosi si tratterebbe della variante del coronavirus SARS-CoV-2 più mutata in assoluto fra quelle censite finora, anche se allo stato non esistono studi completi per accertare se e come quelle mutazioni possano aver influito sui parametri di “attacco” della malattina sull’uomo.

Ad ogni modo la “super variante” tenzaniana è connotata da ben 34 mutazioni, 13 della quali sono avvenute sulla proteina “Spike”, cioè sul “gancio” che il coronavirus usa per legarsi al recettore ACE 2 delle cellule umane. E’ esattamente in quel punto che il virus, dopo aver rotto la membrana cellulare, “sgancia” il suo rna nella cellula e la infetta replicandosi. 

Preoccupa la super variante tanzaniana 

La variante brasiliana, finora considerata il “must” in quanto a numero di mutazioni censite in laboratorio, ne ha 18, mentre quella inglese 17; facile intuire come, al di là dell’assenza di dati ulteriori, la scoperta della variante tanzaniana desti qualche preoccupazione nella comunità scientifica internazionale.

In particolare del team che l’ha individuata, quello del KwaZulu-Natal Research Innovation and Sequencing Platform dell’Università KwaZulu-Natal di Durban, in Sudafrica. IL gruppo ha collaborato con i colleghi dell’Università di Città del Capo, di Oxford e della Fondazione Oswaldo Cruz di Rio de Janeiro. Il tutto avvalendosi anche del supporto dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie. 

Lo studio del team di ricerca

A coordinare il team il professor Richard J. Lessells, docente presso la Scuola di Medicina “Nelson R. Mandela” dell’ateneo sudafricano. Ma come hanno fatto? Gli scienziati hanno sequenziato 118 campioni biologici legati ad altrettanti tamponi rinofaringei. Quei test erano stati raccolti tra giugno 2020 e febbraio 2021 su viaggiatori transitati all’aeroporto internazionale dell’Angola, e in tre di essi, di cui non sono state rese note le condizioni di salute, il gruppo ha fatto bingo. Il professor William Haseltine, già docente ad Harvard, ha spiegato a Forbes alcune cose. Innanzitutto che la variante sarebbe preoccupante non tanto per il concetto di mutazione in sé, accertato in microbiologia da sempre, ma in particolare per dove sono localizzate le mutazioni. 

Ecco le mutazioni più pericolose

Cosa vuol dire? Ad esempio fra esse è presente la mutazione di “fuga immunitaria” E484K. È la modifica genetica che dà al virus una certa resistenza agli anticorpi, sia quelli prodotti dalle precedenti infezioni naturali che quelli indotti dai vaccini anti Covid. Poi c’è la mutazione P681H. Cioè? Linguaggio scientifico a parte è quella che renderebbe il virus più contagioso. Da un punto di vista socio epidemiologico la Tanzania è nazione attenzionata da tempo. John Magufuli, l’ex presdente, era morto il 17 marzo in circostanze misteriose ma era noto per certe sue dichiarazioni in cui aveva affermato di combattere il coronavirus con “preghiere, erbe e tisane”. 

Perché la Tanzania è paese a rischio

Non aveva perciò introdotto misure anti contagio particolarmente efficaci e questo dato, unito alle caratteristiche tutt’altro che rassicuranti della variante che proprio in Tanzania avrebbe attecchito, rendono la nazione africana un potenziale spot infettivo di carattere planetario. I contagi effettivi sono bassi: 509 infezioni e 21 decessi dall’inizio della pandemia. Tuttavia con i paesi africani meno sviluppati i dati vanno presi con molle chilometriche. La riprova? Il vicino Kenya, che ha un sistema sanitario molto più vicino ai modelli complessi occidentali, ha fatto registrare 153mila infezioni complessive e 2.540 morti. Quindi, a metterla in paradosso, o le preghiere e gli impiastri del defunto presidente hanno funzionato, o in Tanzania c’è un virus mutato che sta facendo danni di cui non conosciamo l’entità.

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.


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Giampiero Casoni

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.

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