Tachimetro: ecco perché vediamo segnati i 260 km/h
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Tachimetro: ecco perché vediamo segnati i 260 km/h

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Il tachimetro segna sempre i 260 km/h che difficilmente è possibile raggiungere con un'utilitaria. Ecco le ragioni delle case automobilistiche

Tachimetro e curiosità: come mai sulle nostre auto sono segnati i 260 km/h che con una normale berlina sono impossibili da raggiungere? Per un un guidatore, a meno che non abbia la fortuna di possedere un’auto sportiva, difficilmente sarà possibile toccare certe velocità. Nonostante questo fatto sia evidente, le case automobilistiche continuano a produrre tachimetri che segnato alte velocità. La domanda sorge spontanea: perché? Dietro a questa apparente noncuranza si nascondono in realtà motivi tecnici ma anche aspetti di marketing e psicologia.

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Tachimetro e reale velocità

Non sono in molti ad avere la fortuna di possedere una supercar che raggiunga una velocità da capogiro. Se siete tra i fortunati a possedere una Bugatti Chiron, il vostro tachimetro riporta ben 480 km/h. Se invece fate parte dei restanti comuni mortali, la vostra automobile segna i 230, massimo 260 km/h. Nonostante sulla macchina sia segnata questa velocità, difficilmente un guidatore entra nella fascia compresa tra i 190 e 220 km/h a seconda delle capacità della macchina.

Come mai allora le case produttrici realizzano strumenti in contrasto con le reali capacità del veicolo?

Ragioni tecniche e adattabilità

Sebbene possa risultare banale, l’esigenza primaria è di tipo logistico. Le case di produzione automobilistiche tendono infatti ad ottimizzare e a cercare di abbassare i costi di produzione. Naturalmente, produrre un tachimetro per ogni diverso modello e casa in commercio sarebbe un disastro in termini di costi. Molte aziende tendono dunque ad utilizzare lo stesso strumento per mezzi dalle prestazione medio-basse e alte. A confermare l’esigenza di rivolgersi ad un mercato internazionale è stato lo stesso Kurt Tesnow, supervisore dei tachimetri e dei quadri di strumento di General Motors. Il supervisor ha ribadito ad ‘Associated Press’ l’esigenza delle auto di adattarsi a diverse tipologie di strade: per esempio, sull’autobahn tedesca non sono previsti limiti, dunque sul tachimetro del veicolo è necessario più spazio.

Bisogno di velocità

Archiviate le necessità primarie dei produttori, ecco un livello più alto: nelle esigenze di vendita, rientra infatti anche l’idea di far leva sul “bisogno di velocità”. A spiegare il meccanismo questa volta è Fawaz Baltaji, responsabile dello sviluppo presso Yazaki North America.

Il responsabile spiega ad AP l’illusione del marketing: il tachimetro regala l’idea di un motore più potente. A fronte di questo bisogno crescente di velocità, le case hanno più volte cercato di ripensare i tachimetri. Più volte sono intervenute, inutilmente, anche le autorità. A partire dagli anni 70, negli Stati Uniti sia il presidente Nixon prima, sia Regan poi cercarono di dettare regole.

Velocità: vantaggi e svantaggi

A dare alcuni ulteriori spunti di riflessione è Stewart Reed, presidente del Transportation Design Department dell’ArtCenter College of Design. Accantonando il marketing, sembra che i tachimetri al di sopra delle potenzialità apportino effettivamente dei benefici psicologici e incidano sulla sicurezza. Se per esempio sul tachimetro la massima velocità segnata fosse 130 km/h, in autostrada l’ago sfiorerebbe il limite, destando preoccupazione. Con un limite di 230 km/h, invece, l’ago rimane fermo sulla metà del quadro, nella zona definita “punto morto superiore“. Per il guidatore questo è fonte di potere e sicurezza contemporaneamente, permettendo quindi a più guidatori di tenere l’ago a metà come una bilancia e una naturale velocità di crociera.

Naturalmente, se i numeri indicati fossero troppo alti anche i guidatori ordinari potrebbero cedere alla guida spericolata. Le case di produzione, però, tengono conto anche di questo fatto.

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