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Telemarketing selvaggio, così trafficano con i nostri dati

Telemarketing selvaggio senza limiti, ancora esempi di come vengono trafugati i nostri dati personali e poi ceduti ad altre aziende senza alcun consenso.

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Telemarketing selvaggio, ecco come usano i nostri dati trafugati

Telemarketing sempre più senza regole, se non quella di impossessarsi dei nostri dati personali per poi utilizzarli o per venderci “prodotti”, od ancora per cederli a nostra insaputa ad altre aziende.

Non finisce di stupire quanto il telemarketing così detto “selvaggio” è in grado di procurarci fastidi se non proprio danni, di quale e quante siano le azioni svolte alle nostre spalle tutte imperniate intorno all’idea che primo occorra rubarci informazioni personali, e poi, se non utilizzabili direttamente, cederle ad altre aziende.

E’ quanto emerge da un servizio apparso su “Striscia la Notizia” nota trasmissione Mediaset di satira e (contro)informazione, o se si vuole di divertente intrattenimento serale.

Per quello che si apprende dal filmato andato in onda, sembrerebbe che informatici piuttosto esperti che potremmo anche chiamare più genericamente “hacker”, si introdurrebbero all’interno dei database nei quali sono raccolti molti dei nostri dati personali.

I database che sarebbero maggiormente nel mirino di questi “intrusi” sono ovviamente quelli utilizzati per inviarci bollette od avviare contratti per utenze varie, come potrebbero essere quelle di luce, gas, acqua o telefonia.

Si parla in questo caso di una miriade di dati che di per sé potrebbero non significare nulla, ma che invece talune aziende “truffaldine” provano a trasformare a nostra insaputa o raggirandoci in qualche modo, vera e propria moneta sonante.

Nel caso presentato dalla trasmissione si prova a controllare la propria anagrafica per tramite del centralino di un fornitore di un determinato servizio.

L’operatrice allora informa l’utente che, ad esempio, collegato al proprio nominativo ci sono diverse caselle email associate, di cui tuttavia l’utente non ne conosce l’esistenza.

Chi ha fatto queste associazioni non volute? E soprattutto perché? A queste domande si prova a rispondere nel corso del servizio, ed appare al quanto evidente che quegli indirizzi di posta elettronica altro non sono che degli indirizzi fittizi di proprietà, con buona approssimazione, proprio agli hacker che hanno violato i database del fornitore.

Ovviamente a questa notizia l’utente denuncia il tutto alle autorità competenti, ma se pensate che questo freni gli autori di questi gesti vi sbagliate di grosso. Infatti i dati trafugati sono spesso ceduti ad altre società, forse per ottenere ricompense in denaro, fatto sta che le aziende che acquisiscono questi dati li utilizzano a loro volta.

Per fare cosa? Ad esempio per proporci dei nuovi contratti, in fondo è questo il primo obiettivo del telemarketing, delle nuove utenze, ovvero nel modo che le stesse aziende trovano per sé più vantaggioso, spesso puntando ad una nostra distrazione.

Si spiega anche così quell’antipatica e fastidiosa sequenza di telefonate che spesso riceviamo nelle ore più diverse della giornata da parte dei call center, pronti con una parlantina spigliata a spingerci verso l’attivazione di un nuovo contratto, o di un nuovo servizio.

La situazione è poi peggiorata all’approvazione di una norma all’inizio di maggio, che anziché osteggiare l’attività di marketing selvaggio, sembra addirittura favorirla, basta a tal proposito lo sconcerto del reso noto dal Garante della Privacy: Antonello Soro.


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