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Terrorismo, ecco chi sono i 100 jihadisti che vogliono colpire anche l’Italia

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In Italia sono circa 100 i potenziali terroristi schedati e monitorati, ma da ricerche approfondite sembrerebbe i jihadisti sarebbero molti di più, si suppone che il numero si aggiri intorno ai 2000.

«I principali profili di criticità appaiono riconducibili alla possibile attivazione di elementi radicalizzati in casa, dediti ad attività di auto-indottrinamento e addestramento su manuali on-line e dichiaratamente intenzionati a raggiungere i territori del Califfato» afferma il rapporto dei servizi segreti presentato in parlamento l’anno scorso.

Si presuppone che alcuni di questi profili, spinti da motivatori trovati sia nel mondo reale che sul web, a causa delle difficoltà nello spostarsi nel globo si farebbero “saltare in aria” nel territorio in cui risiedono.

Ma in Italia, rischiamo davvero? Secondo l’esperto di terrorismo jihadista dell’Università Cattolica Marco Lombardi “Un attentato come a Manchester può accadere in qualunque momento anche da noi ma la probabilità è bassa rispetto agli altri paesi.”

Il problema più grave è costituito dalla moltitudine di elementi che sono stati scarcerati poiché è impossibile sorvegliarli tutti.

Sembrerebbe che alcuni espulsi dall’ Italia, in realtà si nascondevano tra Piemonte e Lombardia.

Chi sono? La maggior parte dei potenziali jidhaisti proviene dalla Tunisia e dal Marocco. I marocchini sono circa un terzo, seguiti da tunisini, algerini ed egiziani. Mentre i balcanici sono poco più di venti. Negli ultimi due anni ben 176 sono gli islamici estremisti che sono stati espulsi dal territorio italiano, dalle informazioni fornite dal ministero dell’Interno compaiono anche 13 imam.

Secondo l’intelligence italiana “non bisogna sottovalutare l’influenza negativa esercitata in alcuni centri di aggregazione da predicatori radicali soprattutto nei confronti di giovani privi di adeguata formazione religiosa che potrebbero essere indotti a una visione conflittuale nei confronti dell’Occidente, foriera di derive violente”- continua affermando -“l’Italia potrebbe costituire un approdo o una via di fuga verso l’Europa per militanti del Califfato presenti in Libia o altre aree di crisi, una base per attività occulte di propaganda, proselitismo e approvvigionamento logistico, nonché una retrovia o un riparo anche temporaneo per soggetti coinvolti in azioni terroristiche in altri Paesi”.

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