This time for Africa. Non solo numeri | Notizie.it
This time for Africa. Non solo numeri
Economia

This time for Africa. Non solo numeri


E’ corretto affermare che l’Africa stia crescendo, sotto tutti i profili, a ritmi incoraggianti. Gli indicatori, le statistiche e i sondaggi dicono tutti la stessa cosa, a parte molte crisi circoscritte c’è da essere ottimisti; gli indici più promettenti sono quelli economici e non si può ignorare gli enormi passi avanti fatti in termini di salute e istruzione. Alla lettura dei dati emergono pero’ diversi paradossi. Il continente africano sta malissimo, eppure sta sempre meglio. Nonostante molti paesi africani crescano veloci, il divario con il resto del mondo continua ad aumentare. L’imperialismo economico è ai suoi massimi storici eppure gli africani non sono mai stati così padroni del proprio futuro.

Si possono fare tutti i preamboli della terra, mettendo tutti i “se” e i “ma” facilmente rintraccibili, rimane il fatto che la situazione dell’africa stia complessivamente migliorando. I morti per malaria sono diminuiti del 25% in dieci anni, e nello stesso periodo la prevenzione con l’uso di insetticidi è decuplicata in tutti i paesi.

Nella maggior parte dell’africa subsahariana i nuovi malati di HIV sono diminuiti di più del 25% tra il 2001 e il 2009, e oggi più del 40% dei portatori è trattato con farmaci antiretrovirali. La spesa media per l’istruzione rimane bassissima, ma sulla scuola primaria si cominciano a vedere dei risultati. A parte alcune realtà in piena crisi strutturale (Etiopia, Zimbawe…) la lotta alla fame sta lentamente funzionando (GHI 2010 rispetto al 1990), e l’accesso alle risorse idriche è uno degli obiettivi del millennio che potrebbero essere raggiunti nel 2015. La popolazione rurale è in rapida diminuizione e le tecniche e tecnologie agricole si stanno diffondendo e sviluppando.
Parlare del continente africano nel suo complesso è difficile, ignorare le enormi differenze tra zone e paesi sbagliato. Si può considerare il quadro generale tenedo presente che ci sono alcune nazioni che fanno da traino. In Angola, Nigeria, Etiopia, Ciad, Mozambico e Ruanda (complessivamente più di 300 milioni di persone) il PIL è cresciuto a una media del 9% annuo negli ultimi 10 anni. Cifre cinesi. Nel prossimo quinquennio il continente crescerà di quasi 6 punti all’anno, livello che l’asia (ora attestata sotto i 5) non ha mai raggiunto. In alcuni paesi africani la guerra è ancora una realtà quotidiana. Le tensioni di ogni tipo (etniche, religiose, tra stati, eccetera) sono ovunque in costante aumento, ma la tendenza a risolverle con conflitti armati si sta indebolendo. Il Fondo monetario internazionale di Dominique Strauss-Kahn sta spingendo gli investimenti verso la costruzione di importanti reti ferroviarie e sono molti i paesi (Cina in testa) che impiegano le proprie liquidità puntando sulla roulette africana. Il continente ha ingenti risorse naturali ancora non sfruttate. E’ una miniera d’oro di fattori di produzione, quali ad esempio le materie prime o la manodopera a basso costo.

Ci sono insomma meno guerre e meno morti, più medicine, prevenzione e cure; ci sono più ricchezze e possibilità, e gli investimenti stranieri stanno portando infrastrutture e posti di lavoro. Eppure non è un segreto che il consiglio di sicurezza dell’ONU dedichi circa 2 terzi delle sue sedute alle crisi africane. Eppure non si può ignorare che il continente è in continua e perenne crisi. La cosidetta Al Qaeda ha trovato in alcune zone di fede musulmana dell’africa un rifugio sicuro. Le megalopoli raddoppiano di dimensione (e poveri) in pochissimi decenni, crescendo a ritmi preoccupanti; Kinshasa passerà da 9 a 12 milioni di abitanti in soli 5 anni, Lagos da 11 a 14, Luanda da 5 a 8, Nairobi raddoppierà in 15 anni, solo a citare le città più grandi. Per non parlare di carestie, crisi dei prezzi e altri flagelli.
Il primo problema di molti paesi africani è la corruzione, dilagante in presenza di dittature ma comoda per molte multinazionali e altri investitori. Eppure nella maggior parte dei paesi africani il fenomeno corruzione è percepito meno che in alcuni paesi europei (l’Italia ad esempio) anche se gli evidenti deficit in termini di libertà di informazione portano alcuni casi a limiti insopportabili. Inoltre il legame con i paesi investitori è spesso poco trasparente e i “ricatti diplomatici” all’ordine del giorno. Sono oramai trame per film holliwoodiani l’avidità priva di scrupoli delle grandi aziende legate ai metalli preziosi, o le porcate che fanno le aziende farmaceutiche per arricchirsi. Wikileaks ha recentemente rivelato che alcuni partiti politici francesi avrebbero preso 28 milioni di euro dall’ex presidente del Gabon. Nello stesso Ghana in cui il PIL crescerà del 14% nel solo 2011 si teme un collegamento tra i narcos e membri del governo. L’Eritrea, dove vige una sanguinosa dittatura, crescerà del 10% quest’anno.

Gli investitori si concentreranno nel futuro prossimo sui paesi più promettenti senza guardare troppo ai valori dominanti. Zambia, Ghana, Mozambico, Tanzania, Etiopia, Eritrea e Nigeria saranno le protagoniste della crescita africana nel decennio appena iniziato. Che la crescita si accompagni alla democrazia sia Hitler che Hu Jintao ci hanno dimostrato essere un falso mito. Solo i paesi occidentali possono fare pressioni perchè nel continente avvengano svolte politiche; il potere diplomatico per farlo è a loro disposizione, date le enormi donazioni e interessi che hanno nei paesi africani. Sono forse gli stessi interessi (e la certezza che essi siano garantiti) a trattenerli?
Probabile, ma cifre alla mano scommettere oggi su alcuni paesi africani non è affatto un azzardo, e non ci sono solo dittature che promettono ritorni da favola. A noi altri non rimane che spingere per una solidarietà internazionale e delle prese di posizione intransigenti da parte dei “nostri” governi.

Daniele De Chiara

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