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Torino: coprifuoco in Borgo Aurora

Non ho mai visto chiudere i negozi in anticipo. Una volta succedeva il contrario: cercavi di stare aperto per vendere di più. Ora invece abbiamo paura». Barbara Cavagna, titolare di un’edicola in corso Giulio Cesare, testimonia quanto raccontano anche altri negozianti: in Borgo Aurora scatta il coprifuoco prima che cali la notte.

La paura è quella generata dal degrado che tutti, da anni, denunciano: immigrati che bivaccano per strada e si ubriacano lasciando un tappeto di cartoni di vino e bottiglie di birra, sporcizia. Le risse sui marciapiedi e nei giardini ex Gft di corso Vercelli sono frequenti. Grida, scontri e cocci usati come armi sono scene ordinarie a cui i cittadini assistono dalle finestre delle case in cui si barricano.

Molti lamentano l’assenza di un’adeguata illuminazione.

Francesco Compierchio indica i lampioni sulle pareti dei palazzi di corso Giulio Cesare: «Fanno luce ai mattoni della casa e non alla strada». Replica il presidente della Circoscrizione Piero Ramasso: «I livelli di illuminazione sono stabiliti da parametri tecnici».
«Non c’è volontà politica di risolvere i problemi in quest’area», è l’accusa di Patrizia Alessi, consigliera Pdl in circoscrizione. «È un quartiere abbandonato.
Abbiamo fatto lettere e petizioni: abbiamo avuto risposte dalle forze dell’ordine, ma le istituzioni continuano a tacere».

È la cronaca di un quartiere dove l’immigrazione è presente in numeri massicci, ma in cui l’integrazione stenta a realizzarsi. Il commercio ha cambiato faccia: i negozi italiani sono sempre meno: si moltiplicano parrucchieri cinesi, ristoranti arabi, venditori di kebab, macellerie romene.

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