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TORINO: UNA FOLLA DI FORCAIOLI RAZZISTTI PER UNO STUPRO INVENTATO
Cronaca

TORINO: UNA FOLLA DI FORCAIOLI RAZZISTTI PER UNO STUPRO INVENTATO

La notizia di una ragazza 16enne violentata a Torino aveva fatto il giro del quartiere delle Vallette. Gli aggressori due stranieri. Questo aveva denunciato la vittima che vittima non era. Non c’è stato stupro, una balla inventata di sana pianta. Il capro espiatorio, il più classico dei classici, lo straniero, l’immigrato, lo zingaro. Un identikit che la ragazza non ha mancato di fornire di particolari olfattivi, “puzzavano”, così avrebbe raccontato. Perchè, evidentemente, nel suo immaginario e in quello del gruppo di forcaioli che ha dato alle fiamme un campo rom, gli stranieri stuprano, rubano, sono brutti, cattivi e puzzano. La comunità ci ha messo poco a fare fronte comune contro lo straniero invasore. C’è chi è andato oltre la solidarietà, come abbiamo già detto. Solidarietà, o presunta tale, che mai si manifesta se lo stupratore non è straniero. Avete mai visto persone mobilitarsi per uno stupro di cui non è incolpato un rom, un ukraino, un nigeriano? No, in quel caos nessuno si spraeca a manifestare solidarietà.

Il crimine commesso dallo straniero c’indigna più del crimine commesso da un italiano, nonostante il reato, la barbaria, sia la stessa. La solidarietà in questo caso diventa la maschera del razzismo, della xenofobia. Una valvola di sfogo del conflitto sociale tra etnie. Conflitto spesso vissuto a senso unico, quello degli autoctoni. Voltaire, nel suo “Sulla tolleranza”, racconta un fatto di cronaca realmente accaduto e che sono solito citare in casi del genere. Una stora che può essere considerata paradigmatica. La riassumerò molto brevemente:

Un negoziante ugonotto di Tolosa (Francia) fu accusato di aver ucciso il figlio per impedirgli convertirsi al cattolicesimo, e di averne inscenato il suicidio con la complicità della moglie e di un amico del figlio, arrivato appositamente da Bordeaux. Incriminato a furor di popolo durante una rabbiosa manifestazione di fronte alla sua casa, Jean Calas fu arrestato, torturato e costretto a confessare (è noto che il torturato pur di non soffrire più confessa di aver commesso il crimine per cui è accusato), fu condannato a morte, nonostante questo, continuò a dichiararsi innocente anche in punto di morte.

Tolosa era una delle città piu bigotte della Francia, tanto è vero che ogni anno festeggiavano la morte di 4000 ugonotti avvenuta due secoli prima durante la notte di san Bartolomeo. Ovviamente Jean Calas era innocente, suo figlio si era suicidato per davvero, ma la sua colpa era di essere ugonotto in una città pervasa dal fanatismo religioso di matrice cattolica, che non poteva tollerare chi era diverso, ed il diverso andava punito, serviva solo una scusa.

L’episodio raccontato da Voltaire risale al 1762 circa, ed è disarmante come questo fatto di cronaca ancora oggi sia così tremendamente attuale. Ecco perchè l’ho definito paradigmatico. Anche in quel caso un fatto di cronaca, un suicidio fece emergere un conflitto sociale che era latente. Un conflitto sociale che non aveva alcun collegamento con il fatto di cronaca, eppure il fatto è stato utilizzato strumentalmente per dare sfogo al proprio odio, un odio che esisteva gia prima del suicidio nel caso raccontato da Voltaire, cosi come l’odio esisteva gia prima del falso stupro della ragazza che, come unica attenuante, ha la sua giovane età.

Attenuanti, invece, non ne hanno quella cinquantina di capre (senza offesa per le capre) hanno appiccato il fuoco al campo rom rischiando di uccodere qualcuno. Rischaindo di uccidere degli esseri umani, perchè, piaccia o no, anche i rom sono esseri umani, probabilmente molto più, di chi ha tentato di dare loro fuoco.

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