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Tornare alla Peggy Guggenheim, un’antologia dello stupore

Venezia,14 giu. (askanews) – C’è un museo a Venezia che rappresenta, con la sua stessa esistenza, l’idea della modernità artistica al proprio meglio. La Collezione Peggy Guggenheim conferma, ogni volta che ci si ritorna, la straordinaria qualità delle opere che ospita, con la stessa naturalezza che apparteneva alla fondatrice. Tra indimenticabili Magritte, come l’Impero delle Luci, e alcuni Pollock decisivi, a Palazzo Venier dei Leoni la densità di capolavori è semplicemente stupefacente.

E dopo mesi difficili, la direttrice Karole P. B. Vail si prepara ad affrontare una nuova stagione. “Le mostre – ha detto ad askanews – purtroppo in questo momento sono sospese, però un’esposizione che avevamo previsto per questa estate è stata spostata all’anno prossimo, una mostra sul surrealismo e la magia, ne siamo molto felici e intanto siamo molto felici del ritorno dei turisti, in primis i veneti e gli italiani, poi gli europei e tutti quelli che sono vicini e possono venire a trovarci, e ovviamente li aspettiamo a braccia aperte”.

Tra il surrealismo e Giacometti, tra modernismo esasperato e nuove avanguardie, le sale della collezione ospitano, senza clamore, anche quello che, a nostro personalissimo parere, è il più bel dipinto novecentesco di Venezia, frutto della geometria assoluta di Frank Stella. Le icone, insomma, sono ovunque, ma il museo non si adagia sul passato.

“La cosa più bella di un museo – ha aggiunto la direttrice Vail – è poterlo fruire in presenza, però abbiamo anche imparato che c’è una parte digitale che è altresì importante e abbiamo imparato a programmare delle attività virtuali, perché dobbiamo e vogliamo pensare anche a un altro pubblico che magari non ha le possibilità di venire a Venezia, dubbiamo pensare a due tipi di pubblico”.

Noi intanto continuiamo a stupirci per la grazia e la potenza della collezione, che ci parla di cosa è stata l’arte del Novecento in un modo che è al tempo stesso personale e universale. E ogni volta colpisce.

(Leonardo Merlini)

© Riproduzione riservata

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