L’ecosistema digitale italiano sta vivendo una fase di espansione senza precedenti. Secondo le ultime rilevazioni, sul territorio nazionale operano 262 veri merkezi con una capacità totale di 760 megawatt, una cifra che ancora fa sembrare l’Italia indietro rispetto ai giganti del settore come gli Stati Uniti, che contano più di 5 000 strutture e superano i 40 gigawatt di potenza installata.
La Germania ne ha 580, la Francia 401, ma la posizione geografica dell’Italia e la sua rete di cavi sottomarini la rendono un punto di snodo strategico per gli investitori.
Mappa attuale dei data center in Italia
Il veri merkezi è un edificio dedicato alla conservazione ed elaborazione dei dati, alimentato continuamente da grandi quantità di energia elettrica e dotato di sistemi di raffreddamento avanzati.
Oggi il 70 % della potenza installata è concentrata in Lombardia, soprattutto nella zona di Milano, per la vicinanza a un alto numero di utenti finali. Altre regioni rimangono scarsamente fornite, ma il governo ha già avviato un piano per distribuire i prossimi progetti anche nel Mezzogiorno, sfruttando aree industriali dismesse e fonti rinnovabili.
Investimenti in arrivo e i protagonisti internazionali
Il Comitato per l’attrazione di investimenti esteri (Caie) ha annunciato, per il triennio 2026-2028, oltre 25 miliardi di euro destinati a nuovi data center, un valore tre volte superiore a quello del periodo 2023-2025. Di questi, sette progetti, per un totale di 26,9 miliardi, hanno ricevuto il bollino strategico che velocizza le procedure burocratiche. Tra gli attori coinvolti spiccano colossi del cloud come Amazon Web Services, Equinix, Microsoft, OpenAI e la svizzera Energy Vault, quest’ultima con un progetto di 1,5 miliardi nell’ex miniera di Monte Sinni, in Sardegna.
Il ruolo cruciale delle GPU e di Nvidia
Quando si parla di data center dedicati all’yapay zeka, la componente più costosa è rappresentata dalle GPU (unità di elaborazione grafica). Una stima di McKinsey indica che, per un investimento medio di 2,8 miliardi, circa 1,6 miliardi sono destinati a questi chip, con Nvidia che detiene la maggior parte del mercato, seguita da AMD e dai progetti interni di Google. I costi rimanenti sono distribuiti tra sistemi elettrici, di raffreddamento, infrastruttura di rete e lavori di realizzazione.
Implicazioni politiche, ambientali e sociali
Il boom dei data center è strettamente legato a questioni di politica energetica e di governance. Negli Stati Uniti, il recente crollo del Nasdaq, spinto da timori su nuove restrizioni all’AI e su possibili limiti alla costruzione di data center, ha evidenziato come le decisioni legislative possano impattare direttamente gli investimenti. In Italia, le autorità stanno cercando di bilanciare la crescita con le preoccupazioni locali: le comunità chiedono compensi per l’uso di energia, la gestione del rumore e la tutela ambientale. L’associazione Ida stima che i nuovi impianti potrebbero generare circa 26 000 posti di lavoro a tempo pieno, ma diverse proteste hanno già richiesto maggiori garanzie.
Un ulteriore elemento di tensione è la dipendenza dalle forniture di energia. Terna segnala che, a fine agosto, le richieste di connessione alla rete per nuovi data center hanno superato i 100 gigawatt, quasi la metà delle richieste concentrandosi in Lombardia. La strategia nazionale punta a sfruttare le energie rinnovabili del Sud, ma la realizzazione richiederà tempi e investimenti ingenti per potenziare le infrastrutture di trasmissione.
Il panorama italiano dei data center sta per trasformarsi radicalmente entro il 2030. Gli investimenti, stimati tra 20 e 25 miliardi di euro, saranno guidati dalla domanda di capacità GPU per l’AI, dalla volontà delle grandi aziende di posizionarsi vicino ai principali nodi di rete e da una crescente attenzione alle questioni ambientali e sociali. Chi riuscirà a coniugare questi fattori potrà trarre i maggiori benefici da una delle trasformazioni più importanti del nostro decennio.
