Tragedia del Cermis, 9 Marzo 1976: 42 i corpi raccolti
Tragedia del Cermis, 9 Marzo 1976: 42 i corpi raccolti
Storia

Tragedia del Cermis, 9 Marzo 1976: 42 i corpi raccolti

Cermis
42 furono i corpi recuperati dalla tragedia che il 9 Marzo del 1976 sconvolse la località sciistica del Cermis nel trentino.

42 furono i corpi che vennero recuperati nel Marzo 1976 nell'incidente avvenuto sul Cermis, vicino Cavalese, nel Trentino.

A quasi 42 anni di distanza alcuni dai fatti che sconvolsero nel Marzo del 1976 la vallata del Cermis, alcuni ricordano ancora le tremende immagini di quel disastro. Disastro che costò la vita di 42 persone (sulle 43 che all’epoca si trovarono su quella telecabina della funivia). Tra coloro che ben ricordano l’avvenimento ci sono alcuni giornalisti locali, che per primi descrissero il tetro panorama post-incidente. Fu un traumatico evento che sconvolse la comunità di Cavalese, comune della Valle di Fiemme, a circa 40 chilometri da Trento.

Sul luogo dell’incidente, ai piedi del Cermis, c’erano 42 corpi, disposti l’uno accanto all’altro. Tutti avvolti nei teli. Il terreno lentamente si macchiava di sangue. I giornalisti ebbero un così forte impatto visivo da quella scena che sembrò loro quasi che le tute da sci perdessero i loro colori. Quasi si uniformassero al panorama di morte che l’incidente aveva macabramente dipinto davanti a loro.

Uno sconcerto senza eguali dato l’alto numero di vittime provocate dall’incidente. A sopravvivere quel giorno fu una ragazzina 14enne di Milano, Alessandra Piovesana. Questa poi divenne giornalista presso la rivista Airone e scomparve nel 2009.

Valle del Cermis

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Prima dell’incidente del 9 Marzo 1976 si pensava che quella funivia fosse indistruttibile. La fune portante d’acciaio era stata ribattezzata “Ercole“. Si trattava di un cavo dallo spessore di 52 millimetri, composto da 148 fili di acciaio e canapa intrecciati, pesante 32 tonnellate e lungo poco più di 2 chilometri. La cabina della funivia aveva una portata di 40 persone (o 3 tonnellate circa) ed era stata rinnovata nel 1966. I nuovi cavi avevano una durata stimata di circa 30 anni. A metà del percorso delle teleferica c’era una stazione mediana di cambio per le cabine: una avrebbe continuato il percorso fino a valle con i passeggeri. L’altra sarebbe risalita vuota fino alla cima del monte.

Esisteva inoltre, in caso di guasti o problemi di varia natura, un sistema di sicurezza che bloccava la funivia fino al momento della riparazione.

Ritenuto un vero e proprio gioiello per l’epoca. Si può solo immaginare lo sgomento che seguì il disastro del 1976. Sgomento alimentato non solo dall’incidente in sé, ma anche dai risultati delle inchieste e dei sopralluoghi effettuati presso la funivia stessa del Cermis. Indagini che rivelarono elementi fondamentali sull’attribuzione delle colpe e sulle possibili “manomissioni” del sistema delle funi d’acciaio.

Il disastro del Cermis

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L’incidente si verificò intorno alle 17.00 del 9 Marzo del 1976. La fune improvvisamente cedette e si spezzò. La cabina fece un volo di circa 200 metri prima di schiantarsi contro il fianco della montagna e cadere per altri 50 metri. Una volta toccata terra, la cabina continuò a scivolare per altri 100 metri, fino a fermarsi un campo d’erba.

La caduta avvenne nell’ultimo tratto della discesa. Nella caduta, il carrello posto alla sommità della cabina e che scivolava sul cavo d’acciaio collassò sulla cabina. Pesava circa tre tonnellate e schiacciò completamente la sottostante cabina. Morirono 42 persone in quell’incidente. La maggior parte di essi erano bambini, circa 15, di età compresa tra i 7 e i 15 anni. Morì anche il giovane manovratore della cabina. Le vittime erano di diverse nazionalità: 21 tedeschi, 11 italiani, 7 austriaci e 1 francese.

La capienza della cabina era stimata a 40 persone massimo. A bordo, al momento dell’incidente vi erano 43 persone. L’operatore giustificò il carico eccessivo dicendo che la maggior parte dei passeggeri erano bambini, dunque si rientrava perfettamente nel peso. L’incidente sconvolse l’intera vallata che attonita, pochi giorni dopo, assistette in silenzioso dolore al funerale di 42 persone. Un colpo durissimo che macchiava la vallata, famosa per essere una delle più belle località sciistiche del Nord Italia.

Gli abitanti della valle dissero che quella sera venne avvertito un boato fortissimo, quasi fosse un terremoto. Tanto fu violenta la botta dell’impatto.

Abbiamo parlato di 43 persone e 42 vittime. Sopravvisse, come già detto più sopra, una sola persona. Si trattava di una ragazzina italiana di 14 anni. Dopo una lunga degenza ospedaliera si rimise e fu la testimone fondamentale, più volte ascoltata durante il processo. Ricevette 50 milioni di lire come risarcimento. Morì nel 2009, in seguito a una lunga malattia.

L’inchista

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Il giorno dopo l’incidente le autorità giudiziarie si ritrovarono tutte insieme in ospedale a contemplare l’orrendo conteggio delle vittime. Erano state tutte e 42 disposte in un corridoio in ospedale. C’erano sia il procuratore (Mario Agostini) e il presidente della Giunta Provinciale (Giorgio Grigolli) dell’epoca. Non mancava la stampa. All’ingresso invece erano presenti collaudatori e responsabili della funivia del Cermis. Venne avviata l’indagine per stabilire le responsabilità sul caso e per fare chiarezza sugli eventi che sconvolsero quel Marzo del 1976.

Si scoprì così che il cavo traente si era accavallato al cavo portante, tranciandolo alla fine. Il cavo si era spezzato dopo che il manovratore della stazione di mezzo, Carlo Schweizer (senza patente) ricevette l’ordine di rimettere in funzione tutto il meccanismo che per sicurezza si era bloccato. Venne eseguita una manovra di esclusione del sistema di sicurezza che consentì la messa in funzione. Decisione che si rivelò fatale. Dall’inchiesta inoltre emerse che per eseguire venne usata una chiave che non andava toccata e che mostrava gravi segni di usura. Indice che questa manovra era già stata più volte eseguita. Un abuso che venne riportato nella sentenza del Tribunale, emessa nel Dicembre del 1976.

Un caso analogo nella stessa località si ebbe nel Febbraio 1998. La dinamica del secondo caso fu diversa. Si trattò infatti di un cedimento del cavo dovuto al passaggio di un Jet americano partito in volo dalla base di Aviano Torre. In quella seconda occasione morirono 20 persone. La cabina cadde per ben 150 metri, con un volo di appena 7 secondi. L’aereo si danneggiò ma riuscì a tornare alla base, quasi illeso.

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