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Trattativa Stato Mafia: la Consulta dà ragione a Napolitano

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Palermo – Non spettava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, captate nell’ambito del procedimento sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia.

E’ quanto ha deciso la Corte costituzionale accogliendo il ricorso per conflitto proposto dal Presidente della Repubblica.
Sempre in tema di intercettazioni del presidente della Repubblica, a giudizio della Consulta ”neppure spettava di omettere di chiederne al giudice l’immediata distruzione ai sensi dell’articolo 271, 3° comma, c.p.p. e con modalita’ idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti”.

Resta intanto a Palermo il procedimento per la cosiddetta trattativa Stato-mafia, anche quello per l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino. Lo ha deciso il giudice per le udienze preliminari Piergiorgio Morosini che ha così rigettato la richiesta dei legali di Mancino di trasferire il procedimento al tribunale dei ministri.
Resta a Palermo anche il procedimento a carico dell’ex ministro Calogero Mannino, che aveva chiesto il trasferimento in altra sede per incompetenza territoriale.

Secondo il gup, “il giudice competente” per il procedimento per la cossiddetta trattativa tra lo Stato e la mafia per fermare le stragi mafiose dopo il ’92 “va identificato nel giudice di Palermo, in considerazione del fatto che il ‘primo anello della catena’ delle minacce, escplicitamente secondo l’accusa, si sarebbe perpetrato attraverso la commissione dell’omicidio di danni di Salvo Lima, a Palermo il 12 marzo 1992”.
Si è svolta intanto in mattinata l’udienza che riguarda il conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato, sollevato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nei confronti della Procura di Palermo, per la vicenda delle conversazioni telefoniche intercettate fra il Capo dello Stato e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, indagato nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria sulla presunta trattativa Stato-mafia.
(Fonte Adnkronos)

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