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Tredici-13 Reasons Why: suicidio come vendetta personale? È subito polemica

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È pioggia di polemiche per il messaggio veicolato dalla serie tv del momento "Tredici-13 Reasons Why" dove il suicidio sembra essere una vendetta personale.

Tredici-13 Reasons Why” è una nuova serie tv distribuita su Netflix e basata sull’omonimo romanzo firmato da Jay Asher. Lo show ha ricevuto un’accogliente attenzione mediatica di pubblico e critica che lo avrebbero elogiato per la sua singolarità, per aver portato sugli schermi una storia di grande impatto e per il suo messaggio universale sull’altruismo.

La trama

La trama della serie tv “Tredici-13 Reasons Why” ruota attorno alla storia di Hannah Baker. Si tratta di una giovane che si è tolta la vita, lasciando una serie di cassette a tutti quelli che, in un modo o nell’altro, sono stati responsabili della sua morte. L’amico Clay, ad esempio, già disperato per la terribile perdita, è costretto ad affrontare le scioccanti rivelazioni della ragazza.

Confessioni che cambieranno, del tutto, il suo modo di vedere gli altri e se stesso.

Il messaggio

Il senso della serie tv? Mai dare nessuno per scontato e, soprattutto, comportarsi bene verso il prossimo. Le nostre azioni, infatti, sono fondamentali per salvare anche una vita soltanto. Tuttavia, però, non tutti sembrano aver gradito i nobili messaggi trasmessi dallo show di Netflix.

Alcuni esperti medici, ad esempio, hanno dichiarato che “Tredici-13 Reasons Why”, anziché prevenire il suicidio tra i giovani, lo nostra come una sorta di mezzo di intrattenimento utilizzato per vendicarsi di tutti i torti subiti. In buona sostanza, la serie tv rafforza l’idea sbagliata secondo la quale il suicidio è l’unico modo per far sentire la propria voce. O, peggio ancora, che esso possa essere usato come arma vendicativa contro coloro che hanno causato dolore alle persone che amiamo di più.

A fargli eco, Kristen Douglas, portavoce dell’organizzazione australiana per la salute giovanile: “Le ragioni di Hannah sono pericolose e surreali perché racconta la storia in modo da ottenere giustizia per il suo suicidio. Ma questo non è ciò che accade nella realtà. Se i giovani decidono di togliersi la vita, la cosa finisce lì. Non vedi come gli altri reagiscono, le loro reazioni e, ovviamente, non sei coinvolto nel tuo stesso funerale”.

La difesa

A difendere “Tredici-13 Reasons Why” c’è Selena Gomez, produttrice esecutiva della serie tv. “Ho scelto di adattare il libro della Asher – dichiara – per aiutare le persone. Perché il suicidio non è mai un’opzione. Se un giovane vede questa serie, si può sentire intrappolato, comprendendo che le cose non potrebbero migliorare.

Ecco perché egli vorrebbe poter dire a quelle stesse persone di smettere. Qui, perciò, il suicidio diventa una vera e propria opzione”.

Ciò nonostante, è bene ricordare che “Tredici-13 Reasons Why” è soltanto una serie tv. E, come accade con le fiction italiane cadute sotto giudizio perché veicolanti messaggi sbagliati, come il fumo (“Rocco Schiavone”, “Gomorra”), non bisogna dimenticare che nessuno avrebbe mai puntato il dito contro la serie di Netflix se questa fosse rimasta su carta. Fino ad oggi, infatti, pochissimi conoscevano il libro da cui si è ispirata. Stiamo parlando di una serie tv dove il messaggio passa attraverso il piccolo schermo e raggiunge un’audience molto più ampia. Perciò, la serie tv potrebbe davvero aiutare a prevenire questo fenomeno pericoloso.

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