Tremonti Berlusconi...vero duello? - Notizie.it
Tremonti Berlusconi…vero duello?
Economia

Tremonti Berlusconi…vero duello?


Silvio Berlusconi ha sul tappeto vari problemi da risolvere, difficili e soprattutto rappresentano delle mine vaganti difficili da evitare, e uno dei suoi problemi è Giulio Tremonti. Praticamente irrisolvibile. Secondo Forbes, il Premier resta ostaggio del ministro dell’economia: che è più forte di lui e gli nega i soldi per una qualche riforma che dia un senso, oltre alla sopravvivenza, e un po’ lustro a quel che resta del suo governo, che piano, piano si sta affievolendo come una pila elettrica in completa mancanza di energie, per via di una direzione finanziaria che lo sta strangolando da ormai tre lunghi anni. Inoltre se esistessero delle possibilità di appeasement tra i due, ad impedirlo c’è già mezzo Pdl, che da qualche giorno ha ripreso a soffiare sul fuoco e a rimarcare i suoi contrasti con Tremonti. Un’azione ispirata dalla ben nota logica interna nata più per servilismo che per calcolo politico, ha esaudito gli umori del Cavaliere, accompagnando con urla e schiamazzi di gioia l’eliminazione, via via, delle teste pensanti del vertice del centrodestra, prima Casini e poi Fini.
I camerieri di Berlusconi sono con l’acqua alla gola, esattamente come il loro capo e presidente del consiglio, infatti stanno cercando a tutti i costi di sopravvivere a palazzo Chigi, almeno un altro anno nella prospettiva, pensa lui, di «agganciarsi alla ripresa del 2012» di cui purtroppo non c’è alcuna avvisaglia o, se i sondaggi gli fossero più favorevoli, di andare a elezioni anticipate.
L’impedimento a dare una spinta in avanti al governo si chiama Giulio Tremonti, pochi giorni fa gli ha ribadito che «è finita l’era del storica del deficit spending» e che ormai in tutta Europa «non esiste più la tendenza a fare spesa pubblica per avere consenso politico».

Questa campana a morto suonata da Tremonti, questo no a finanziare riforme che costino il vero concretissimo dramma politico di Silvio Berlusconi.
Giulio Tremonti, dicono quelli dell’entourage del premier, «è il tappo del governo». Se salta quel tappo «tutto diventa possibile: trovare i soldi per le riforme che chiede il Premier ma anche per quelle chieste dall’Udc e dai finiani», dal quoziente familiare al mercato del lavoro e così stabilizzarsi per non finire alle urne e spazzati via, al nord, dalla Lega. Dicono che abbia ripreso le sue attività quel pezzo di Pdl che fu sospettato di aver elaborato il famoso “papello” anti-Tremonti per dare una spintarella allo sviluppo allargando i cordoni della borsa: da Scajola a Verdini, da Cicchitto a Fitto e altri esponenti del Governo. I finiani, in corrispondenza, prepararono una “controfinanziaria” firmata Baldassarri. Dietro i due pezzi di Pdl aleggiava lo spirito di Gianni Letta. Finirono tutti malissimo.
Un anno dopo Tremonti è sempre lì, decide su tutto, ed è più potente che mai.

«Da due o tre giorni su diversi giornali sono spuntate supposizioni prive di fondamento sui rapporti tra il presidente del consiglio ed il suo ministro dell’economia», smentiva ieri ogni dissapore tra i due il sottosegretario Bonaiuti, l’anello di congiunzione tra Berlusconi e Gianni Letta. Omettendo la circostanza che a dar fuoco alle polveri, in quest’ennesima battaglia della lunga guerra che oppone il Cavaliere al suo superministro è stato il Giornale di Berlusconi, con un minaccioso editoriale nei confronti del Ministro dell’economia: l’editoriale che è stato letto dalle schiere degli oppositori di Tremonti nel Pdl (praticamente tutti tranne Tremonti) come il via libera a scatenare un offensiva, per rilanciare un azione di governo che non c’è mai stata, praticamente sin dall’inizio del suo mandato.
Contro Giulio Tremonti, in un Pdl che fa acqua da tutte le parti, tutti fanno squadra. Ben sapendo che all’idea che Tremonti sia di fatto «l’alfa e l’omega» del suo governo il Premier non intende rassegnarsi.
Anche questa volta l’assalto del Cavaliere a Tremonti pare destinato a finir male.

Dopo il siluro tirato da Parigi («La crisi non è finita»), il creatore delle ultime finanziarie non si è lasciato sfuggire una bordata contro il consueto ottimismo del Cavaliere. Non senza creare qualche diversivo, sviando l’attenzione da sé per attirarla sui finiani. «Sul Milleproroghe non abbiamo i numeri, si rischia…», è il messaggio che ha lanciato nello stagno per distogliere l’attnzione sul vero problema politico che è all’interno del Pdl. Non è altro che una cortina fumogena per coprire gli attriti interni. Fli sul «Milleproroghe» alzerà un po’ il prezzo, certo non voterà contro. Né lo farà sul federalismo. Provocare un incidente con la Lega significa aprire una crisi che può portare alle elezioni: prospettiva non in cima ai desideri di Fini. Difficile dire quali sono i veri desideri di Giulio Tremonti.

© Riproduzione riservata

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche