Trony fallisce, chiusi 43 negozi in tutta Italia
Trony fallisce, chiusi 43 negozi in tutta Italia
Lavoro

Trony fallisce, chiusi 43 negozi in tutta Italia

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Le vendite online falcidiano Trony. Adesso, sono a rischio circa 500 posti di lavoro.

Trony, è momento davvero difficile per la catena di negozi di elettrodomestici. Ben 43 negozi hanno dovuto chiudere battenti. Circa 500 posti di lavoro sono a rischio. Alla base di questa crisi c’è il fallimento di Dps group, che gestisce questi punti vendita. La vendita di prodotti online avrebbe pesantemente falcidiato il sistema, giungendo a questo ponto. Disagi anche tra i clienti, che avevano effettuato ordini, e attendevano di ritirare degli elettrodomestici.

Trony negozi chiusi

In tutta Italia hanno chiuso 43 negozi di Trony, gestiti da Dps group. Il motivo è il fallimento di quest’ultima, vittima delle vendite online. Circa 500 persone, che avevano la fortuna di un lavoro fisso, rischiano di rimanere disoccupati, in un periodo ed in un paese dove trovare un lavoro che abbia un barlume di decenza è molto difficile. I dipendenti hanno ricevuto la notizia tramite un messaggio inviato su WhatsApp. Nessuna comunicazione è stata loro fatta da parte delle segreterie delle organizzazioni sindacali.
La crisi ha radici nello scorso anno.

Nel giugno 2017, Dps della famiglia Piccinno aveva usufruito dello strumento della cessione di ramo d’azienda per passare 40 punti vendita alla società Vertex. Questa fa capo alla stessa famiglia. Successivamente, però, Vertex ha retrocesso i negozi in due momenti, a gennaio e a marzo. Rimangono esclusi i punti vendita di Taranto e Mestre. Dps group chiede il concordato preventivo e il 25 gennaio il tribunale nomina Alfredo Haupt come commissario giudiziale. Il 15 marzo viene dichiarato il fallimento. Alfredo Haupt rimane il curatore fallimentare. Vertex ha fatto domanda di preventivo concordato il 9 marzo scorso.

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Reazioni

La segretaria nazionale Uiltucs Ivana Veronese ha dichiarato: “Siamo molto preoccupati per la situazione di tutto il mercato dell’elettronica e degli elettrodomestici che subisce la concorrenza del commercio online. Siamo preoccupati per i lavoratori Trony che pagano una gestione aziendale che non ha saputo guardare avanti e che ha cercato di mettere pezze quando era ormai troppo tardi.

Purtroppo ora abbiamo molte famiglie che non sanno se avranno un futuro lavorativo e si domandano se il curatore fallimentare riuscirà a vendere i negozi ad altri imprenditori. Per questo chiediamo che la questione sia posta all’attenzione del governo”. Il segretario nazionale Fisascat Cisl Mirko Ceotto afferma che la preoccupazione per il settore c’è da tempo. Questo in queanto la concorrenza dell’e-commerce è sempre più pesante. Mirko Ceotto ha dichiarato: “In particolare ora per i lavoratori di Trony chiediamo un tavolo al Mise, dal momento che non sono garantiti gli ammortizzatori sociali in caso di chiusura. Ma anche durante il fallimento, i punti vendita potrebbero essere acquistati da altri imprenditori, in modo da salvaguardare lavoro e sviluppo del territorio”.
Il responsabile nazionale di Filcams Cgil Alessio di Labio ha dichiarato che adesso resta da gestire questa fase. L’obiettivo è quello di individuare uno o più soggetti interessati a rilevare i 43 punti vendita.

E poi chiedere un incontro sia al Mise e sia al ministero del Lavoro perché ci sarà da gestire la cassa integrazione dei lavoratori.

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