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Negli Stati Uniti si è conclusa una battaglia legale di grande rilevanza economica e costituzionale: la Corte Suprema ha bocciato i dazi imposti dall’amministrazione Trump, stabilendo che il presidente non può utilizzare l’International Emergency Economic Powers Act per introdurre tariffe doganali. La decisione segna un punto chiave sul confine tra i poteri del Congresso e quelli presidenziali in materia commerciale e avrà ripercussioni immediate sui mercati e sulle relazioni internazionali.
La Corte Suprema boccia i dazi di Trump: reazioni politiche, economiche e internazionali
La sentenza ha avuto immediati riflessi sul piano politico e commerciale. Mike Pence ha accolto positivamente la decisione, osservando che “ha ribadito che la Costituzione conferisce al Congresso, non al presidente, il potere di imporre tasse… le famiglie e le imprese americane possono tirare un sospiro di sollievo”.
In Europa, la Commissione Ue ha sottolineato l’importanza di relazioni commerciali stabili: “Le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali… Continuiamo quindi a sostenere tariffe basse e a lavorare per ridurle”.
Anche il Canada, tra i Paesi più penalizzati dai dazi, ha definito le tariffe “ingiustificate”.
Sul fronte economico, la decisione ha influito sui mercati: le Borse europee e Wall Street hanno registrato rialzi, mentre il dollaro si è indebolito rispetto alle principali valute. L’impatto a lungo termine riguarda non solo eventuali rimborsi dei dazi già riscossi, ma anche le future trattative commerciali, comprese le discussioni sull’intesa commerciale Usa-Ue.
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha commentato: “È sempre una buona notizia quando si tolgono i dazi, ma non credo ci saranno grandi cambiamenti… non credo che ci saranno effetti particolari per quanto riguarda le nostre esportazioni”.
Trump, smacco totale: la Corte Suprema boccia i dazi globali
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionali i dazi imposti dall’amministrazione di Donald Trump, con sei giudici favorevoli alla bocciatura e tre contrari. La sentenza stabilisce che il presidente non può ricorrere all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge invocata da Trump per giustificare le tariffe introdotte durante il cosiddetto “Liberation Day”.
L’atto, risalente agli anni ’70, conferisce al presidente poteri per affrontare “minacce straordinarie” in caso di emergenza nazionale, incluso il controllo su alcune importazioni, ma non autorizza esplicitamente l’imposizione di dazi, competenza riservata al Congresso.
Trump ha definito la sentenza una “vergogna” e, secondo quanto riportato dalla Cnn, avrebbe assicurato di avere un piano di riserva, mostrando grande irritazione per la decisione della Corte.
Corte Suprema Usa: chi sono i tre giudici conservatori contro i dazi di Trump
La Corte Suprema americana ha bocciato i dazi voluti da Donald Trump con una decisione sorprendente che ha visto tre giudici conservatori — Amy Coney Barrett, Neil M. Gorsuch e il presidente John Roberts — votare insieme ai tre liberal, mentre a favore delle tariffe hanno votato Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh.
I nove giudici della Corte Suprema vengono nominati dal presidente e confermati dal Senato. Nel tribunale attuale, John Roberts, che ha votato contro i dazi, era stato nominato da George W. Bush nel 2005; Neil Gorsuch, il primo giudice scelto da Trump nel 2017, e Amy Coney Barrett, nominata da Trump nel 2020, hanno anch’essi votato con i liberal. Gli altri tre conservatori, Thomas, nominato da Bush senior nel 1991, Alito, nominato da Bush junior nel 2006, e Kavanaugh, nominato da Trump nel 2018, hanno sostenuto le tariffe, mentre i liberal Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson sono stati nominati rispettivamente da Barack Obama e Joe Biden.
Lo stesso Kavanaugh, nelle 63 pagine di dissenso, ha sottolineato i possibili effetti destabilizzanti della decisione: “La Corte oggi non dice se, e come, il governo dovrebbe restituire i miliardi di dollari che ha raccolto dagli importatori, ma il processo sarebbe probabilmente caotico”.