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Tunisia: missione Italiana per assistere i profughi libici

La pressione dei rifugiati libici al confine con la Tunisia era orami insostenibile. Decine di miglia di persone ammassate al confine tunisino per ricevere assistenza. Chiedono generi di prima necessità. La guerra civile che insanguina il paese ha ridotto le scorte di ogni prodotto e il morso della fame e della sete si fa sentire. Il traballante Governo tunisino (3 giorni fa si è dimesso il Primo Ministro e ieri altri due Ministri del Governo) non può farcela a reggere l’impatto della massa di persone che da giorni si accalca sulla linea di confine. Le stime più aggiornate parlano di quasi 50.000 persone. La calca umana ha già prodotto alcuni morti schiacciati dalla folla che spinge per superare il confine.

I più temerari si avventurano sulle mura di cinta che segnano il confine territoriale tra i due paesi. Sfidano l’esercito regolare tunisino pur di mettersi in salvo. La guerra civile ha spezzato in due la Libia. A Est, in Cirenaica, il Governo provvisorio aspetta il crollo del regime e la resa del Rais. A Ovest, a ridosso del confine tunisino ed a macchia di leopardo in tutto il nord del paese truppe fedeli al colonnello controllano i principali centri cittadini, compresa la capitale. Tripoli è allo stremo. Lo spettro di una lunga e logorante guerra civile è reale. Sarebbe una iattura.
La risposta italiana in un vertice lampo a Palazzo Chigi. Il Governo ha fatto sapere che l’Italia manderà nel giro di poche ore un contingente umanitario per assistere il popolo inerme della Libia, in fuga dalla guerra civile che dilania il paese.

Di concerto con l’alleato tunisino il contingente italiano coordinerà gli aiuti umanitari.. Prevista una missione di assistenza umanitaria. L’Italia si impegna a fornire beni di prima necessità. Generi alimentari, acqua, vestiti e farmaci. E’ prevista l’installazione di ospedali da campo per assistere i tanti feriti di queste settimane di inutile follia.
La decisione arriva dopo l’espulsione della Libia dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU. Il voto unanime ha cancellato di un colpo decenni di diplomazia. A rappresentare la Libia in questi anni presso il Consiglio ONU per i diritti umani è stata la figlia del Rais. Uno dei tanti compromessi che in 42 anni di potere Gheddafi ha imposto al vicino Occidente. Tante volte “espulso” dalla comunità internazionale altrettante volte riabilitato dal mondo intero in nome dell’enorme fortuna che i libici hanno sotto i piedi.

Il petrolio ha fatto sedere una donna oggi bandita dal mondo intero sulla poltrona del Consiglio per i diritti umani. Figlia di un uomo “indagato” per crimini contro l’umanità. Ed espressione di un regime saguinario. Le ipocrisie che si sono viste in questi decenni appartengono a tutti. Anche se un certo folklore è solo di alcuni.


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