Turismo dell'orrore: cos'è il fenomeno del 'dark tourism'
Turismo dell’orrore: cos’è il fenomeno del ‘dark tourism’
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Turismo dell’orrore: cos’è il fenomeno del ‘dark tourism’

turismo orrore
Naufragio Costa Concordia

Il turismo dell’orrore (oppure il “dark tourism”) è un fenomeno del tutto recente. È anche motivo di dibattito e oggetto di aspre e roventi polemiche

Sono tanti i nomi con cui viene denominato questa tipologia particolare di turismo: turismo dell’orrore, nero, macabro o anche dark tourism. Fa venire in mente famosi luoghi legati a cataclismi naturali, fatti di cronaca nera e condizioni difficili ed estreme di vita.
È bene rilevare che il turismo dell’orrore è un fenomeno recente. Se dunque il fascino e il gusto per il macabro rappresentano un novità per l’essere umano, tutto ciò è solo grazie alla diffusione massiccia dei mezzi di comunicazione. Questi ultimi hanno aumentato la loro presenza invasiva soprattutto negli ultimi tempi. Alla luce di tutto questo, questa tipologia di viaggia ha preso sempre più piede sino a diventare un diffusissimo fenomeno di costume.
Tanti sono i luoghi abbandonati nel mondo.

Altre considerazioni sul turismo dell’orrore

Attualmente sono diversi milioni i turisti dell’orrore. Questi viaggiatori vanno in giro per il pianeta per visitare luoghi di tortura o di disastri inestimabili, cimiteri, memoriali, ed altro ancora.

Indubbiamente questo non per ammirare la bellezza di tali luoghi (come si farebbe dinanzi a un monumento o un bel paesaggio), ma per cercare di ripercorrere con la mente e con il cuore la tragica storia degli avvenimenti verificatisi.
Questo perché la storia non è costituita solamente da cultura e opere d’arte, ma anche di grandi sacrifici umani. Se a tutt’oggi gli uomini sono così è anche per quello che di negativo è accaduto in passato. La storia è fatta di tutta una serie di avvenimenti che sembrano delineare una sequenza che muta con il passare degli anni.
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Aspetti etici

Il turismo dell’orrore (è facile intuire) attira su di sé delle aspre critiche. E ciò dipende dal fatto che visitare dei luoghi che sono stati teatro di immani tragedie e rilevanti sofferenze viene ritenuto dunque una forma poco rispettosa del dolore altrui e di voyeurismo immorale.
Nel nostro Paese (per esempio) hanno destato molta indignazione le visite delle persone curiose nelle zone adiacenti la villetta di Cogne, dove diversi anni fa avvenne un drammatico infanticidio.

O ancora i selfie scattati da diversi turisti nell’Isola del Giglio dinanzi alla tragedia della nave da crociera della Costa Concordia. Quest’ultima si incagliò fra gli scogli nel terribile incidenti del 2012 e provocò 32 morti.

Altri elementi caratteristici del turismo dell’orrore

Il turista dell’orrore amplia i propri orizzonti e questo oltre i confini nazionali, e ciò per poter gustare “un giorno da clandestino”, con tanto di fuga all’interno di un mezzo pesante. Invece, le perquisizioni e gli inseguimenti simulati oppure anche i tour organizzati a Mumbai (nelle misere baraccopoli della città indiana)riescono nell’intento di cercare di compensare la natura discutibile di questi tour. E anche poco edificante (ma solamente in minima parte), cercando di fare in modo che gli introiti economici di questi viaggi turistici vadano alle popolazioni locali.

Di seguito alcune destinazioni del turismo dell’orrore:

1) La villetta di Cogne in cui avvenne il terribile infanticidio;
2) Chernobyl, la città ucraina salita alla ribalta della cronaca per il maggior incidente nucleare conosciuto;
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3) La devastazione di Fukushima, provocata dal terremoto e maremoto.

Questo provocò una serie di terribili incidenti nella centrale nucleare della città nipponica;
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4) Il naufragio della Costa Concordia dinanzi all’Isola del Giglio avvenuto nel 2012.

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