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La dittatura delle ferrovie cinesi
Economia

La dittatura delle ferrovie cinesi


La Cina spenderà 500 miliardi di dollari per sviluppare la sua rete ferroviaria, e molte aziende europee hanno già comprato il biglietto.
I vertici cinesi hanno deciso di aumentare del 40% la rete, potenziando anche l’alta velocità e procurando ingenti commesse alle grandi compagnie occidentali. E’ uno dei progetti ingenieristici più grandiosi e dispendiosi mai intrapresi, un enorme investimento di lungo periodo che modificherà anche le politiche monetarie internazionali.

Le fonti più autorevoli non azzardano la cifra esatta dell’investimento, ma tra i commenti di opinionisti, bloggers e analisti si può individuare una forbice che va dai 400 ai 600 miliardi di dollari. Abbastanza per costruire 34 mila chilometri di nuove linee (oggi sono poco meno di 90mila km) ma sopratutto per realizzare una rete ad AV non paragonabile, da 50mila km.

Le aziende europee sono entrate subito in quello che è già uno dei più redditizi business del decennio. La Tyssenkrupp Elevator ha appena concluso un’accordo per cui installerà 200 ascensori e 700 scale mobli, una commessa record per l’azienda.

Ieri la Alstom, francese, ha siglato un’intesa strategica con i cinesi che l’ha fatta volare in borsa. L’italiana Ansaldo STS, gruppo Finmeccanica, vede nella Cina una delle migliori prospettive per la propria crescita. La tedesca Siemens e la canadese Bombardier hanno chiuso anch’esse accordi, partecipando così alla grande abbuffata.

Sul breve e medio termine si prospettano quindi benefici per alcune grandi aziende che soffrono la crisi. Bisogna pero’ notare che molti accordi firmati presuppongono uno scambio di tecnologie e di know-how di cui la Cina potrà godere ed avvalersi. Centinaia di migliaia di posti di lavoro e, sul lungo periodo, una rete per la mobilità all’avanguardia, non saranno i soli, ulteriori, vantaggi. Con cifre così enormi pronte ad essere investite a Pechino potranno alleggerire la pressione sulla propria moneta. Finchè non aumenteranno i consumi interni il paese adotterà misure di politica monetaria restrittiva. La quota minima di riserva legale che devono tenere le banche in Cina, per esempio, è sopra il 18% (al 2% da noi).

Le compagnie ferroviarie cinesi investono e vendono in numerosi paesi come la Thailandia e Singapore, poi in medioriente, in Kazakistan, in Turchia e in numerosi altri paesi.

Sono tra i maggiori partner commerciali delle ferrovie americane, con importanti appalti sia in California che sull’east coast. I treni sono uno dei più forti strumenti con cui la Cina pratica la sua politica di potenza. La nuova tratta ferroviaria ad alta velocità che collegherà il Tibet viaggerà ad un’altitudine media di 4000 metri sul livello del mare e costerà poco meno di 3 miliardi; la “cinesizzazione” della regione sarà così più marcata.
L’ultimo progetto faraonico è l’av Londra-Pechino, forse troppo anche per il dragone. Ma la Cina viaggia a 400 chilometri all’ora e va dove gli pare.

Daniele De Chiara

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