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Tutti pazzi per “A-Tomic”

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In attesa di Grigor Dimitrov, in Australia il baby fenomeno lo sta facendo quel cavallo pazzo di Bernand Tomic, 18 anni e 3 mesi, numero 199 del mondo, unico aussie superstite (su sei) in quel di Melbourne. Il giocatorino dalle origini croate – bosniache e nato in Germania(a Stoccarda) ha fatto letteralmente impazzire i tanti tifosi presenti alla Hisense Arena battendo l’idolo delle donne di tutto il mondo, Feliciano Lopez (testa di serie numero 31) in tre set (7-6 7-6 6-3 il punteggio finale).

Il più giovane del tabellone maschile dell’Australian Open ha giocato una partita tatticamente e tecnicamente perfetta contro un avversario che, seppur perennemente a fasi alterne, non è mai stato uno da prendere sottogamba. Tomic tra l’altro ha dimostrato di avere anche una cosa chiamata carattere, come hanno ampiamente dimostrato i due tie break vinti con sicurezza da veterano. Adesso per lui l’impegno più difficile: al terzo turno (che non aveva mai raggiunto prima) sulla sua strada ci sarà nientemeno che Rafael Nadal per un incontro che gli australiani già pregustano.

I colpi questo baby prodigio ce li ha tutti: buon dritto, ottimo rovescio bimane (soprattutto incrociato, che può e fa veramente male quando parte), servizio di crociera davvero notevole, spostamenti ottimi (molto veloce) nonostante la sua considerevolissima stazza (1.94 per 91 chili). Forse è un pò leggerino e i margini di miglioramento non sono così netti come gli altri giovanissimi protagonisti del circuito, ma allo stato attuale delle cose, chi parla di Dimitrov come “nuovo Federer”(è un anno più vecchio di Tomic, tra l’altro) dovrebbe dare un’occhiata a questo ragazzino australiano, che nonostante sia poco più di un adolescente brufoloso ha già fatto tanto, tanto parlare di se, e non solo per le sue doti da giocatore.

Di “A-Tomic” questo diciottenne (classe 1992) non ha solo il tennis ma anche (e soprattutto) il carattere peperino, con un look (occhialoni da sole e bandana mentre gioca, abbigliamento e modi quantomeno scanzonati) che ricorda quello di un altro grandissimo aussie, Pat Cash. Leggendarie le sue ormai frequentissime liti con la federazione australiane e con gli organizzatori del torneo.

Prima di Melbourne aveva dato di matto perché i grandi capi non gli volevano concedere una wild-card di diritto ma lo volevano far partecipare ad una sorta di torneo per decidere chi aveva il diritto di entrare in tabellone senza passare dalle qualificazioni. “Giocatelo voi”, aveva risposto senza mezzi termini il caro Bernard, supportato dal suo mentore, coach e soprattutto padre, John, che è stato accusato più volte di essere il solito “genitore-padrone” (e di casi ce ne sono a iosa in tutto il mondo, Dokic in primis) che pensa solo ed esclusivamente ai propri interessi dimenticando il bene per il figlio. Il caso poi è tuttavia rientrato: la wild cad gli è stata data, anche per via delle buone prestazioni a Brisbane e a Sydney.

Con gli organizzatori degli Australian Open era già guerra aperta dallo scorso anno, dove Tomic era approdato al secondo turno dopo aver battuto in tre set Guillarme Rufin per poi perdere in cinque, tiratissimi set contro quello che poi sarebbe arrivato fino alle semifinali, ovvero Marin Cilic. Il tennista e il padre criticarono aspramente la scellerata programmazione che non avrebbe permesso al campioncino di riposare adeguatamente dopo le fatiche del turno iniziale. “Ridicoli, semplicemente ridicoli”, tuonarono. La federazione chiuse un occhio, anche per le nemmeno tanto velate minacce paterne di far giocare il proprio figlio non più per l’Australia bensì per la Croazia, che sarebbe più che felice di poter accogliere questo giovane prodigio tra le sue fila.

Non parliamo poi del suo rapporto con l’ex numero uno del mondo e connazionale Hewitt. I due si odiano nemmeno cordialmente. Tutto nacque da un presunto rifiuto di Tomic di sostenere una sessione di allenamento con il vincitore di Wimbledon 2002: offesa intollerabile per Hewitt, che da allora se l’è legata al dito e non fa altro che criticare qualunque cosa faccia il suo “erede” dentro e fuori dal campo.
Insomma, il ragazzino non ha un carattere semplice, ma questo non fa altro che animare il pubblico australiano, orfano ormai da anni di un campione capaci di farli sognare. E ne hanno bisogno: quest’anno solo Tomic è arrivato al secondo turno del torneo, cosa che non accadeva dal 2002, quando nell’impresa riuscì il solo Philippoussis.

Gli aussie amavano tanto Pat Rafter e Mark Philippoussis, molto meno Hewitt (dimostrazione lampante la finale del 2005, quando la Rod Laver Arena era molto più per Marat Safin che per lui). La Hisense Arena ha tifato e stratifato il loro ultimo eroe rimasto in gioco, sostenendo il bambino prodigio dal primo all’ultimo punto. Tomic se l’è cavata egregiamente, ma è ancora evidente che il feeling con i suoi tifosi deve migliorare ulteriormente.

I puristi della racchetta sembrano non amare tanto né i modi né il carattere di questo ragazzino prodigio: troppo Bad Boy per i loro gusti, non bello da vedere né dentro né fuori dal campo. Forse per questo (provocazione mode on) Dimitrov ha più favori da parte delle critica: il bulgaro è più elegante, più dolce nei lineamenti, più gentile nel gioco. Più di classe, insomma. Un giorno forse, chissà, saranno loro due a dare il via alla nuova rivalità. Ma a nessuno venga in mente, per favore, di scomodare Federer e Nadal.

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