Uccise il figlio perché disabile: assolto perché depresso
Uccise il figlio perché disabile: assolto perché depresso
Cronaca

Uccise il figlio perché disabile: assolto perché depresso

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Uccise il figlio perché disabile: assolto perché depresso

Aveva ucciso il figlio disabile, ma è stato assolto perché depresso e non in grado di intendere e volere. Questa è la sentenza del tribunale di Benevento.

Ieri, a Montesarchio, c’è stata una sentenza che lascia tutti a bocca aperta. E sconvolti. Un uomo di 73 anni, tale Luigi Piacquadio, ex segretario comunale, aveva ucciso il figlio Domenico, di 38 anni e disabile. Ma in quel momento l’assassino non era in grado di intendere e volere a causa della depressione, perciò non è colpevole. È questo l’incredibile verdetto che è uscito fuori dal tribunale di Benevento, che ha assolto Luigi Piacquadio. L’ex segretario comunale aveva ‘giustificato’ il suo gesto come un atto d’amore.

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Omicida assolto

Luigi Piacquadio era affetto, secondo il medico che lo ha attentamente esaminato, da una profonda depressione. Perciò, il giorno del delitto non era in grado di intendere e volere. A queste conclusioni è giunta la perizia del professor Piero Ricci, al quale, nello scorso mese di aprile, era stato affidato questo incarico dal Gup Loredana Camerlengo. Nell’udienza di ieri il Gup, dopo aver analizzato nel dettaglio della consulenza del professore, che era sta depositata nei giorni scorsi, ha voluto interrogare il perito per approfondire meglio le sue conclusioni.

Il pubblico ministero Maria Gabriella Di Lauro aveva chiesto una condanna a quattordici anni, dal momento che non condivideva il risultato della valutazione di Piero Ricci. Poi c’è stato l’intervento del difensore di Luigi Piacquadio, il legale Claudio Barbato, che ha chiesto appunto l’assoluzione dell’uomo sulla base della perizia.

Tentato suicidio

Luigi Piacquadio da alcuni mesi era agli arresti domiciliari in una casa famiglia in Umbria. Da ieri può riassaporare la libertà. Questo delitto era avvenuto nel mese di settembre dell’anno scorso. L’uomo, un ex segretario comunale, dopo l’omicidio, aveva tentato di suicidarsi. In un primo momento si è accoltellato con la stessa lama con cui aveva trapassato il figlio, e poi provando a buttarsi dal quinto piano della palazzina di via Lavinia a Montesarchio. Il tempestivo intervento dei carabinieri e di alcuni vicini evitarono che i morti diventassero due. Il magistrato, dopo l’ arresto in carcere, aveva concesso all’imputato, da alcuni mesi, gli arresti domiciliari.

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Gesto d’amore

L’imputato 73enne, in un momento di follia, dopo averlo sedato, accoltellò il povero Domenico, suo unico figlio, disabile fin dalla nascita.

Ai magistrati e ai carabinieri confessò di aver agito per un forte gesto d’amore.

Luigi Piacquadio ha fatto riflessioni filosofiche sul senso della vita. La vita del figlio disabile, è davvero degna di tale nome? La sua risposta è stata no, anche alla luce del fatto che, come naturale che sia, i genitori non sono eterni, ed arriverà un momento in cui Domenico sarebbe rimasto da solo, senza più sostegno. Il suo handicap lo avrebbe quindi troppo penalizzato. La riflessione, per quanto crudele, è senza dubbio profonda, ma il suo esito è particolarmente pericoloso. Infatti si viene a creare un precedente molto scomodo.

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