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Ucraina, Draghi sull'economia di guerra: "Gli allarmi sono esagerati"

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"Ho visto l'Unione Europea compatta", così il premier Draghi che ha mostrato un piano su come affrontare l'economia di questo periodo.

L’avanzare della guerra in Ucraina ha mostrato nel corso di queste ultime settimane diversi volti, uno su tutti lo sconvolgimento dell’economia e del sistema di approvigionamento su scala globale.

Il premier Draghi nel corso del vertice che si è tenuto a Versailles tra i capi di Stato e Governo dell’UE, ha voluto mandare un messaggio di rassicurazione dichiarando come in questa fase gli allarmi siano “esagerati”. Ciononostante ha lanciato un monito precisando che è comunque necessario “prepararsi a vari scenari, anche di razionamento”.

Ucraina, Draghi rassicura sull’economia di guerra

Nel corso della sua lunga riflessione il presidente del Consiglio ha toccato diversi punti. Non solo la criticità della disponibilità di materie prime, ma anche la necessità di intervenire su fonti di energie rinnovabili, le sanzioni sulla Russia e il superamento del conflitto.

A tale proposito è stata data un’attenzione particolare agli obiettivi ai quali l’Unione Europea deve guardare: “I bisogni finanziari dell’Ue per rispettare gli obiettivi di clima, difesa, energia sono molto grandi.

Secondo i calcoli della Commissione e assumendo che la mancanza che vogliamo riempire sulla difesa è lo 0,6%, il fabbisogno risulta essere pari a 1,5 o 2 o più trilioni di euro”.

Ha quindi precisato: “Bisogna trovare un compromesso su dove trovare le risorse, a livello di bilancio nazionale questo spazio non c’è. Serve una risposta europea”.

“Prepararsi non vuol dire che ciò debba avvenire”

Il tono utilizzato da Draghi è stato dunque dettato dalla prudenza.

Al contempo ha invitato a non farsi trovare impreparati senza incorrere nell’allarmismo: “Se l’economia dovesse indebolirsi occorrerà una risposta politica di bilancio che non può essere dei bilanci nazionali ma deve essere una risposta europea”.

Ha infine aggiunto: Dobbiamo ri-orientare le nostre fonti di approvvigionamento e ciò significa costruire delle nuove relazioni commerciali”.